—_— 6 —

ò) nuovi carichi da sostituire a quella parte di dazio
che si abolisce, non devono essere di tali proporzioni da
arrestare lo sviluppo della produzione capitalistica.
Questi due limiti implicano due concezioni affatto
opposte.
Se si crede che l’ avvento del proletariato non possa
precedere il completo sviluppo e la piena maturità del capitalismo,
 ma che anzi occorra affrettare questo sviluppo
e questa maturità, non si può poi arrestare a cuor leggiero
lo slancio ascendente della produttività capitalista. Dissestando
 il bilancio dello Stato e quindi il suo credito
@ i suoi servizii, tassando enormemente le classi ricche,
non si giova al proletariato perchè si ritarda il realizzarsi
di quelle condizioni da cui esso trae la propria vita e le
proprie forze.
Se invece si crede che la vittoria del proletariato non
debba maturarsi in un ambiente sempre più favorevole, ma
debba essere la conseguenza di una catastrofe che inghiotta
quanto più presto è possibile la classe capitalistica, allora
anche i vasti trasferimenti d’ imposta da una classe ad
un’altra, sebbene arrestino lo sviluppo capitalista e ne inaridiscano
 le fonti produttive, possono essere logici;
| La prima concezione è quella del socialismo genuino,
l’altra è quella del socialismo anarchico. È inutile dire
che noi seguiamo la prima, e confidiamo che in un Conoresso
 socialista non se ne possa seguire una diversa.

I° abolizione delle barriere interne.

Assunti come dati del problema i due limiti dianzi
accennati, è ovvio che non si può attualmente pensare
all’abolizione totale dei dazii interni. Il dazio di consumo
rende oggi complessivamente ai Comuni e allo Stato —
tenuto conto degli effetti della legge 28 gennaio 1902 —
circa 168 milioni al netto delle spese di riscossione. Se si