E:

volesse sostituire a questa tassazione indiretta una imposta
globale e progressiva sul reddito dei cittadini, si dovrebbe
arrivare ad un saggio massimo di quasi il 15 per cento,
Ora quando si ricordi che siamo in un paese, che già grava
del 20 al 25 per cento le entrate provenienti dai terreni,
del 25 al 30 quelle dei fabbricati, e del 10 per cento i redditi
 industriali, non si può negare che una simile tassazione
arresterebbe, — con danno di tutti — lo sviluppo industriale
 ed agricolo del nostro paese. |
Una riforma che non volesse produrre effetti così disastrosi
 e avesse quei caratteri di ragionevolezza e di gradualità
 che rendono possibile subito la sua attuazione,
dovrebbe limitarsi per ora all’abolizione di tutti i dazii
ssclusi quelli sul vino e sulle carni.
La riforma dovrebbe comprendere questi punti:
a) abolizione dei canoni governativi (52 milioni, ridotti
 effettivamente a 27 per effetto della legge 23 gennaio
 1902).
b) abolizione di tutte le voci daziarie che non siano
carne e vino, e conseguente soppressione delle barriere
daziarie (circa 59 milioni ridotti a 36 per il risparmio
di 23 milioni di spese di riscossione).
c) riscossione del dazio sulle carni e sul vino senza
necessità di barriere daziarie, e cioè riscuotendo il primo
sotto forma di tassa di macellazione, e il secondo —- gia
che rimanga ai Comuni, o, come è più ragionevole, passi
allo Stato — sotto una delle molte forme con cui è riscosso
all’ estero.

Una tale riforma, di facile attuazione, avrebbe non solo
il pregio di abolire molti milioni di dazio che oggi gravano
di preferenza sulle classi più numerose le quali sono anche
le più povere, ma, liberando il mercato interno da ogni
barriera, potrebbe agevolare lo sviluppo della produzione
nazionale.