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Queste sovvenzioni, che di solito prendono nome d:
sussidii o quote di concorso, non solo, non essendo suscettibili
 di aumento, rendono inelastici i bilanci locali, ma,
sottoponendo questi ultimi alle vicende del bilancio dello
Stato, aboliscono di fatto ogni autonomia comunale.
Crediamo invece che il Congresso possa formulare il
voto che i compensi da offrirsi ai Comuni debbono assumere
 la forma stabile di nuovi cespiti d’ entrata. E poichè
la scienza finanziaria è ormai concorde nel ritenere adatte
alle finanze locali le imposte reali, così è da sollecitare il
loro graduale passaggio dallo Stato ai Comuni.
Per tal modo, oltre tutti i vantaggi che offre un tale
passaggio, i Comuni potranno avere delle larghe fonti
d’ entrata da riordinare liberamente, e tali da accompagnare
l’incremento fatale delle loro funzioni.

Le riforme e il metodo socialista.

[I principii di politica tributaria che abbiamo esposti,
parranno forse troppo timidi e troppo ortodossi.
Una strana teorica è penetrata nel nostro partito, che,
trasferendo, con la superficialità di certa sociologia analogica,
 le consuetudini verbali dei mercati nella vita parlamentare
 e politica, afferma che bisogna chiedere 100 per
ottenere 10. Noi non crediamo a questa tattica infantile,
Sappiamo che chi chiede 100 quando sa di non poter ottenere
 che 10, rischia di farsi canzonare, ossia di non
scontare più nulla e di rimanere inascoltato,
E sappiamo anche che la lotta di classe — realtà inoppugnabile
 — non può assumersi come canone assoluto in tutte
le nostre azioni politiche. Finchè la classe proletaria sarà
minoranza nelle assemblee politiche, non potrà presumere
3i ottenere qualche cosa in opposizione a tutte le altre
classi. Per conquistare qualche riforma che rafforzi la sua