Questi due aggravi, per la loro stessa natura, hanno avuto
una diversissima ripercussione sui prezzi all’ingrosso e su
quelli al minuto. La base di suddivisione dei maggiori oneri,
nel caso dei rivenditori al minuto, è molto più ristretta di
quella sulla quale operano produttori e grossisti e lo scarto
quindi fra prezzi all’ingrosso e prezzi al minuto si è automaticamente
 accresciuto.
Non vogliamo dire corrispondentemente perchè è doveroso
 rilevare come in casi, purtroppo non infrequenti, i prezzi
al minuto aumentino più intensamente delle spese d’esercizio,


Un altro fenomeno di carattere generale il quale ha certamente
 la sua influenza sull’andamento dello scarto fra
prezzi all’ingrosso e prezzi al minuto è il continuo -accrescersi
 degli esercizi pubblici.
Si potrebbe ritenere che questo fatto valga a rendere
più attiva la concorrenza. In pratica però avviene che per
diverse ragioni {distanze nei grandi centri, deficienza di personale
 di servizio nelle famiglie, ecc.) anche esercizi nuovi
riescono a farsi una propria clientela. Diminuisce così il volume
 degli affari per ciascun esercizio e l’aliquota delle spese
generali viene corrispondentemente ad accrescersi e ad incidere
 quindi maggiormente i prezzi al minuto.

Un’analisi delle ragioni particolari che in ciascun centro
determinano un eccessivo scarto fra i prezzi all’ingrosso ed
i prezzi al minuto non sarebbe qui possibile.
Vogliamo soltanto accennare ad alcuni rilievi più
evidenti.

Un esame anche sommario dei prezzi al minuto nelle diverse
 città per uno stesso genere di largo consumo e di facile
 e regolare rifornimento (ad es. la carne bovina) mostra
come vi siano differenze che non sembrano sufficientemente
giustificate dalle differenze nei costi di trasporto, nelle tariffe
 dei dazi comunali, nei tributi locali, negli affitti dei negozi,
 ecc.