E ciò prescindendo dalle ripercussioni che le riduzioni
di dazio potranno avere sulla produzione nazionale, come nel
caso del tonno.

La verità è che 1 due termini produzione e consumo sono
ancora lontani dal. punto di coincidenza e che occorre anzitutto
 cercare di influire su di essi. i
Compito questo assai difficile.
Qualche cosa tuttavia si può fare. i
È noto ad esempio come il consumo della carne congelata
in Italia sia assolutamente esiguo e come, nonostante la larga
ricostituzione del nostro patrimonio zootecnico, l’allevamento
del bestiame sia ancora insufficiente a fornire un quantitativo
 di carne fresca corrispondente al mutato tenore di vita
della nostra popolazione.
Si è ripetuto che la carne congelata non incontra il gusto
del consumatore italiano e che riuscirebbe vana qualsiasi
azione diretta a diffonderne l’uso.
In effetti però in Italia i sistemi razionali di scongelamento
sono stati sempre. poco curati, mentre è noto quanta importanza
 essi abbiano agli effetti dell’appetibilità e dell'uso
della carne.
È poi da tener conto che, all’infuori anche del consumo
familiare, la carne congelata potrebbe costituire l’alimento
fondamentale dell'Esercito, della Marina e di moltissime collettività.
 Si otterrebbe così una forte diminuzione del consumo
della carne fresca, e quindi una maggiore corrispondenza
fra le possibilità della produzione zootecnica nazionale e le
richieste dei nostri mercati ed una conseguente diminuzione
dei prezzi.
Basta pensare a questo proposito che il consumo di carne
per l’Esercito e la Marina si aggira intorno a 24,000 tonnellate
 all’anno, delle quali 14,700 di carne fresca e soltanto
9300 di carne congelata.
Un esame della possibilità di accrescere la produzione
del bestiame da macello ci porterebbe in un altro campo che