Dopo il 1831, in base al movimento demografico, è stato calcolato, ogni anno,
l'ammontare della popolazione sino a quando -la Sicilia è entrata a far parte del
Regno d'Italia.
Dal 1861 hanno avuto inizio i censimenti nazionali e le rilevazioni hanno
&gt;resentato un maggior grado di accuratezza per quanto si debba ritenere che il
Srimo censimento veramente attendibile e compiuto con mezzi adeguati, sulla
5ase di un'organizzazione moderna e razionale, sia stato il censimento del 1931.
Comunque è facile rilevare dai dati della Tav. XXV| come nel novantennio
dal 1861 al 1951, la popolazione dell'Isola abbia avuto un accrescimento assoluto
ji ben oltre 2.000.000 di unità, corrispondente ad un aumento relativo percentuale
di 86,1. Questo aumento relativo risulta sensibilmente maggiore di quello corrispondente
 dell'intera nazione, ma inferiore all’accrescimento relativo del complesso
delle regioni dell'Italia meridionale ed insulare. Dopo la costituzione del Regno
d'Italia il rapporto tra il numero annuo delle nascite e quello degli abitanti, nella
media dell’anno, — ossia il saggio di natalità — per la Sicilia si è mantenuto
sempre notevolmente al di sopra dell’analogo quoziente di netalità nazionale,
pur palesando — com'è noto — una tendenza generale alla diminuzione parallela
a quella del saggio relativo èll'intera nazione.
La natalità tuttavia misura soltanto un elemento che concorre alle variazioni reative
 della popolazione, ma non può misurare la fecondità della popolazione stessa (1).

Nel 1556 il Regno passò a Filippo Il che diede un certo impulso alla vita dell'Isola con
una fondamentale riforma dell'ordinamento amministrativo, giudiziario e militare. Ma il periodo
-he va dal 1574 al 1595 fu assai funesto alla popolazione, che si assottigliò nuovamente, sopra-'utto
 a causa della peste del 1575-76 e della grande carestia del 1590-91.
Il secolo si chiuse con un lieve aumento della popolazione, dovuto prevalentemente alla
lorte immigrazione. .
Nel XVIII sec. furono eseguiti sei censimenti : il primo nel 1615 fu ordinato dal Parlamento
per tentare di porre riparo alla disuguaglianza delle imposte, poi nel 1623 con Vicerè Filippo
di Savoia, nel 1637 sotto il Principe Paternò, nel 1642 con Vicerè Caprera, nel 1652 con Presidente
 Martinez Rubeo, nel 1681 con Vicerè Santostefano.
| dati di questi censimenti — che escludevano gli ecclesiastici e le anime di Palermo e di
Messina, sino al 1651 — opportunamente completati con statistiche congetturali e con stime
varie, hanno condotto ai valori che appaiono nella Tav. XXVI.
Questo secolo, nei confronti del precedente, consenti un maggior sviluppo della padbolazione
 per le diminuite pestilenze e carestie, nonostante che l'economia dell'Isola venisse ancora
a soffrire per il diminuito commercio con l'estero, per il continuo succedersi dei Re e per le
lunghe e disastrose guerre che — seppur combattute fuori dal territorio siciliano — danneggiarono
 notevolmente la popolazione gravata di forti tributi.
Nei primi 50 anni del secolo XVIII si ebbero due censimenti, eseguiti con gli antichi sistemi:
il censimento del 1714, sotto Vittorio Amedeo ll, e il censimento del 1748, sotto Cerlo IN.
Fra questi due censimenti vi fu una valutazione del 1737, comprendente anche gli ecclesiastici.
Nel 1770 si sarebbe dovuto eseguire un altro censimento che fu rinviato, invece, al 1798.
1} Giova ricordare che una misure soddisfacente e comparabile della fecondità intesa
come efficienza riproduttiva di una popolazione quale si manifesterebbe mediante i concepimenti,
si potrebbe ottenere eliminando almeno l'influenza: 1) della composizione per sesso della
popolazione; 2) della sua composizione per età; 3) della frequenza secondo la quale si
presentano le combinazioni di età dei genitori ; 4) dell'inizio dell’attività generatrice, soprattutto
delle donne; 5) dei nati morti e degli aborti; 6) della mortelità. infantile, ecc.