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’ertanto, confrontando la natalità siciliana con quella nazionale — ed osservando
che la prima è scesa da circa il 41-42 per mille, nei primi anni di vita del Regno
jJ'Italia, a.23-24 per mille in questi ultimi anni, mentre la seconda, durante lo stesso
seriodo, è diminuita da circa il 37-38 per mille a 19-20 per mille, — possiamo affermare
 soltanto che se l'aumento della popolazione fosse stato prodotto esclusivamente
 dalle nascite, la Sicilia avrebbe presentato — dall'unificazione dello Stato
taliano ad oggi — un incremento relativo di gran lunga maggiore di quello
nazionale, ma non possiamo Hrarre alcuna nozione sulla potenzialità procreatrice
jell’Isola e dell'intero paese.
Anche rilevando che attraverso fluttuazioni irregolari i saggi di mortalità
della popolazione siciliana, durante il periodo suddetto, hanno pure manifestato
ina tendenza generale alla diminuzione, parallela a quella della mortalità nazionale
 e che — prescindendo da alcuni anni particolari — i saggi di eccedenza
dei nati vivi sui morti della Sicilia sono apparsi notevolmente superiori a quelli
dell'intera nazione, dovremmo ammettere che, se il movimento demografico fosse
stato determinato dal solo movimento naturale, |’ accrescimento relativo della
5opolazione dell'Isola sarebbe risultato — a perità di allre condizioni — assai
naggiore di quello osservato. '
Ma — come tutti sanno — un grande movimento emigratorio, culminato
‘el 1913, ha sostenuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della popolazione
iicililana dopo la costituzione del Regno d'Italia.
Le statistiche ufficiali dell'emigrazione italiana risalgono al 1876, ossia ad
in’epoca precedente a quella in cui ebbe inizio il grande flusso emigratorio
della Sicilia.
Secondo i deti ufficiali — come ha recentemente posto in luce L. Arcuri
Di Marco in un'ampia ed approfondita analisi dell'emigrazione siciliana all’estero
jurante il periodo 1876-1925 — «nel cinquantennio in esame partirono complessivamente
 dalla Sicilia per recarsi all’ estero 1.660.000 emigranti in cifra tonda,
ji cui 50.000 diretti in altri paesi d'Europa, 93.000 in paesi del Bacino del Mejiterraneo
 e più di un milione e mezzo, ossia più dei 9/10, in paesi transoceanici.
La cifra complessiva degli emigranti partiti dà, per l'intero cinquantennio, una
media annuale di circa 33.000, che però si discosta notevolmente dall'andamento
del fenomeno, presentante scarti sensibilissimi da un periodo all’altro. Dal minimo
nfatti di qualche centinaio o migliaio appena di emigranti pertiti annualmente
sll'inizio del periodo considerato, si giunge negli ultimi anni del secolo scorso
slla media annua di circa 25 mila, per raggiungere nei primissimi anni del
"1ostro secolo cifre dell’ordine di 50 mila emigranti annualmente partiti, elevandosi
5oi di un balzo a partire dal 1905 a cifre che nel decennio antecedente la prima
guerra mondiale si avvicinano o superano, ed anche notevolmente, la cifra di
00 mila emigranti all’ anno ; in questo intensissimo decennio di emigrazione
siciliana, il massimo, con 146.061 emigranti partiti, fu toccato nel 1913 e questa
cifra rappresenta un massimo assoluto in quanto non fu mai raggiunto è nemmeno
 avvicinato da alcun’altra regione d'Italia, nè in quell'anno {che fu l'anno
di massima emigrazione italiana all’estero), nè in altri anni dello stesso o di
3jtri periodi.