Dopo l'interruzione quasi completa degli anni della prima guerra mondiale,
 il movimento dell'emigrazione siciliana ebbe un inizio di ripresa nel 1919
(35 mila emigranti partiti); la quale ripresa divenne sensibile nel 192) con circa
108 mila emigranti; ma dopo questa ripresa, a cui dovette pure contribuire il
riespatrio dei siciliani già emigrati all’estero che erano tornati in Patria per prendere
 parte alla guerra, negli anni successivi il movimento dell'emigrazione ebbe
solo gli ultimi guizzi con cifre che oscillarono da un minimo di circa 22 mila
"el 1922 ad un massimo di 36 mila nel 1923.
L'emigrazione siciliana, dunque, ebbe per caratteristica un aumento progressivo
 fino al 1913, seguito da una breve interruzione e da una ancora più breve
ripresa conclusa da una fase di esaurimento del feromeno. Questo andamenio
conferma che anche per la Sicilia, come per il resto d'Italia e per lutti gli altri
paesi europei d’emigrazione, il 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale,
segnò la fine di quella che deve considerarsi la più importante fase della storia
dell'emigrazione (importante non solo per il volume, ma anche per il tipo della
corrente emigratoria alimentata da iniziative individuali e assolutamente libere),
a quale fase emigratoria costituisce anche uno dei fondamentali fenomeni a cui
è legato lo straordinario sviluppo dell'economia mondiale dello stesso periodo » {1}.
Senza dubbio il grande movimento emigratorio della Sicilia — come quello
di altre Regioni italiane — determinato dall'alta densità demografica nei con-Ironti
 delle possibilità di occupazione, di produzione e di consumo, ha costituito
la chiara espressione di un fenomeno caratteristico delle nostre aree depresse,
che ha potuto manifestarsi sino a quando i drastici provvedimenti degli Stati
Jniti e degli altri paesi di immigrazione lo hanno inesorabilmente soffocato.
Ma per quanto concerne talune variazioni del flusso migratorio nel tempo,
giova osservare come esse non siano rimaste insehnsiDili alle variazioni di parti--olari
 aspetti delle condizioni economiche dei paesi di immigrazione (2).

(1) La cifra di un milione e mezzo di emigranti — scrive ancora L. Arcuri Di Marco —
jiretti in paesi Iransoceanici, quanto ne risultano partiti dalle Sicilia nel cinquantennio 1876-1925,
 se è considerevole in confronto ai 7,4 milioni di emigranti che nello stesso periodo
5artirono per destinazioni transoceaniche da tutte le altre regioni d'Italia, ancor più rilevante
jeve considerarsi in confronto ai 31,4 milioni di individui che, sempre nel cinquantennio 1876-1925,
 si trasferirono in paesi transoceanici da altri paesi d'Europa ; tanto più rilevante in quanto
‘ra questi 31,4 milioni sono compresi milioni di anglosassoni che andarono a popolare i domini
ed altri territori dell'Impero Britannico, praticamente preclusi, anche allora, all'emigrazione
ransoceanica italiana ed in particolare siciliana.
Quest'ultima, infatti, potè dirigersi quasi esclusivamente negli Stati Uniti ed in alcuni paesi
jell'America latina.
12) Basterà ricordare a questo riguardo che Jerome, ponendo convenientemente a confronto
i numero annuale di italiani emigrati negli Stati Uniti dal 1870 al 1913 con i dati del valore
del commercio estero dell'italia e con i dati del valore dei cinque principali raccolti agricoli,
ha posto in luce una notevole discordanza fra le serie, mentre ha potuto accertare una stretta
solidarietà fra le nostre emigrazioni e l'indice composto della produzione industriale degli
Stati Uniti. | confronti di questo autore sono stati fatti naturalmente su deti elaborati, ottenuti
calcolando gli scarti annui percentuali dei dati osservati dai corrispondenti valori perequati
ed eliminando l'influenza delle diverse variabilità delle serie considerate.