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dell’immediato dopoguerra, tendente a ristabilire una struttura in gran parte simile
a quella prebellica, avesse mantenuto i presupposti per un possibile ulteriore
sviluppo della popolazione italiana compatibile con un aumento complessivo e
medio del reddito nazionale e con un più lento accrescimento - e persino con
una contrazione — del reddito medio siciliano.
Giova osservare, tuttavia, che — come illustreremo nelle pagine seguenti — nel
1949, e più ancora nel 1950, il prodotto netto per abitante della Sicilia è cresciuto in
misura lievemente superiore a quella del prodotto medio nazionale, pur mantenendosi
 ancora notevolmente al disotto del livello di quest’ultimo. Non è facile poter
giustificare l'ipotesi che questo fatto rappresenti il sintomo dell'inizio di una lenta
trasformazione strutturale e che un nuovo ciclo di sviluppo economico-demografico
dell'Isola stia già inserendosi in quello precedente ; è certo, però, che perdurando
il ritmo di forte accrescimento demografico verificatosi nel quadriennio 1947-1950,
il reddito medio siciliano non potrà continuare a crescere per molto tempo
ancora se quell'auspicata variazione strutturale non si manifesterà pienamente.

3. — l'analisi dell'evoluzione economica della Sicilia, dalla costituzione del
Regno d'Italia ad oggi, consente di porre chiaramente in luce l'influenza della
politica economica e finanziaria svolta dallo Stato unitario. Pur senza soffermarci
Iroppo su un argomento assai vasto e. complesso, che ci condurrebbe assai
lontani dagli scopi di questo studio, dobbiamo riconoscere che fra gli effetti
più importanti della politica economica — in senso lato — svolta dallo Stato nei riguardi
 della Sicilia e delle altre regioni italiane, possono annoverarsi quelli derivanti
 dalla politica finanziaria — intesa come distribuzione delle entrate e delle
spese pubbliche in ciascuna regione — e dalla politica doganale.
Purtroppo non è possibile calcolare con esattezza quanto e sotto . quale
forma lo Stato abbia prelevato dai contribuenti siciliani e quanto e per quali
scopi abbia speso nell'Isola dalla costituzione del Regno d'Italia ai giorni nostri,
ma la raccolta dei dati e degli elementi disponibili può fornire notizie sufficienti
ed assai significative,
l'importanza dell'argomento merita, senza dubbio, un’ampia ed approfondita
 trattazione particolare — che verrà svolta in un'altra monografia — ma non
possiamo fare a meno di riportare qui ciò che il nostro Rodolfo Benini scriveva
alcuni anni prima dell'ultimo conflitto mondiale, richiamandosi a ricerche svolte
quarant'anni addietro.
&lt;Risultava dalle mie indagini che tra il 1886 e il 1890 la Sicilia aveva sopportato
 un carico annuo, per soli tributi statali diretti o indiretti, di 100 milioni di
lire di cui appena 67 erano tornati — o, meglio, erano rimasti in luogo — per pagamenti
 di spese di servizi a carico dei bilanci dei varî Ministeri. Uscita netta,
33 milioni all'anno. Non figuravano naturalmente, in caicolo, le somme pagate
dalle Tesorerie per rendite ai possessori di titoli di consolidato, Buoni del Tesoro,
 ecc. Orbene, la proporzione del 67°/, nel riflusso del denaro versato
appariva ed era troppo scarsa, se si pensa che nel Mezzogiorno continentale
{Abruzzi esclusi) essa saliva al 76°/,, nell’Alta Italia all’83°/,. Vero è che trat
tando a parte il gruppo dei Ire compartimenti: Puglie, Basilicata, Calabrie, la