quota di spese di Stato sarebbe scesa addirittura alla metà del carico: ma era
il caso di dire: «Non c'è male che non ci sia un peggio!» -*
Per l'italia centrale (Toscana, Umbria e Marche, Lazio e Abruzzi) il rapporto
 s'invertiva ; contro 362 milioni nel dare, 498 nell'avere ; cioè quasi mezzo
miliardo di ritorno in forma di spese di Stato. La presenza della Capitale, ove
naturalmente si accentra il grosso delle spese generali di tutti i grandi rami dell'Amministrazione,
 spiegava il fenomeno. Ma è questione di limiti anche nell'accentramento
 di tali spese.
Checchè si dica o si sia detto, ostentando non so quale dispregio per
questi conti della serva, è certo che un rapporto in grave e sistematico difetto
ira flusso e riflusso di denaro in una regione per i motivi in parola, costituisce
in molti casi l'indice sintetico più significativo di una situazione anormale. Ci diamo
tanto pensiero dello sbilancio commerciale e di quello turistico; ce ne diamo se un
pò di oro snidato dalle riserve della grande Banca, prende la via dell’estero ;
forse che questi conti hanno un grado di nobiltà, che li faccia superiori è quello
del dare e avere fra lo Stato e le varie sue circoscrizioni ? Nessuno contesta
che l'indice sintetico può Irascinare a giudizi avventati; ma la sintesi non dispensa
 dall'analisi, che dovrebbe anzi precederla; e l'analisi del caso avrà per
compito di dimostrare se effettivamente lo sbilancio nei rapporti di una regione
 di fronte allo Stato tradisce qui un mancato sviluppo di opere e servizi
di utilità generale, là ipertrofia di accentramento e forse di favori.
Non si può negare che l'eccesso delle somme da versare alle Tesorerie
per imposte e tasse, su quelle che rientrano o rimangono per- erogazioni di
spese pubbliche. nel territorio in esame, costringe le popolazioni a Irovare i
mezzi di saldo nella eccedenza delle esportazioni mercantili o in altre partite
della bilancia interregionale o internazionale dei pagamenti, come le rimesse
degli emigranti, l'apporto di denaro da parte dei viaggiatori forestieri, ecc. Ma
ciò è più presto detto che fatto : l'esportazione per l'estero, se è fatta bersaglio
delle mutevoli tariffe straniere sulle voci non vincolate da trattati, non sì regge
che coi bassi prezzi e i bassi profitti; l'affluenza dei viaggiatori s' arresta di
fronte all' incuria, nella quale per avventura siano lasciate certe opere di utilità
generale; e l'emigrazione da un paese impoverito, facilmente sfruttata all’estero
coi bassi salari, non può inviare che poveri risparmi ».
Queste e molteplici altre considerazioni confortano, comunque, la conclusione
che la politica finanziaria dello Stato unitario non è risultata favorevole ad uno
sviluppo economico della Sicilia tendente a colmare la distanza che — alla costituzione
 del Regno d'Italia — separava l'Isola dalle regioni più progredite del Nord.
Invero, al momento dell'unificazione politica italiana, supreme necessità imposero
 ai governanti di preferire tra’ i vari ordinamenti finanziari della penisola
il più redditizio, e quindi il più gravoso, e l'ordinamento del Regno di Sardegna
fu esteso da un giorno all'altro in tutta Italia, in aperto contrasto sopratutto con
quello del Regno di Napoli. Base di tutto l'ordinamento fiscale del Mezzogiorno
era l'imposta fondiaria ; in sussidio di essa, alcune importanti privative e i dazi
doganali, ma libera da ogni peso era la ricchezza mobile, esenti da ogni aggravio le
successioni ed assai tenui le tasse di registro e bollo. Prescindendo da una prima