ricerca frammentaria, tentata nel 1876 dal Bertocchi, il Pantaleoni e il Bovio, studiando
 il rapporto fra la ricchezza e le imposte delle varie regioni d'Italia nel
decennio dall'80 al 90, resero evidente di quanto la proporzione fosse a danno
del Mezzogiorno, ossia quanto la sua minore ricchezza sopportasse un maggior
carico d'imposte (]}.

{1] Secondo alcuni calcoli eseguiti dal Nitti, nel periodo 1901-1903 l'imposta fondiaria,
gravante pro-capite, risultava di 3,39 lire nell'Italia meridionale e insulare, di 3,22 nell'Italia
centrale e di 3,15 nell'Italia settentrionale.
Malgrado questa situazione di maggiore aggravio del Mezzogiorno, esistente anche prima
del periodo suddetto, la legge del: 1° marzo 1886 — che disponeva la formazione di un catasto
unico per tutta l'Italia in sostituzione dei vari catasti esistenti, allo scopo di una riforma tributaria
 — fu fatta sotto l'impressione che il Nord e il Centro d'Italia fossero, in proporzione.
Diù gravati di tasse del Sud.
In realtà tale impressione derivava forse, in parte, dal fatto che avendo in quell’epoca la
jilossera colpito vaste zone della Francia, notevole sviluppo avevano preso le esportazioni
agricole con conseguente afflusso, sopratutto verso le zone vinicole del Mezzogiorno, d'
quadagni non indifferenti.
Basta, infatti, osservare che con la crisi dell'esportazione agricola e vinicola, causata dalle
difficoltà commerciali e doganali sorte con la Francia intorno al 1888, anche il Mezzogiorno
invocò il Catasto come strumento di salvezza di fronte a tutti ì mali che lo affligevano.
Tuttavia per varì motivi, com'è noto, la formazione del Catasto unico venne rinviata per
parecchio tempo, e allo scopo di far fronte al disagio generale si pervenne. a soluzioni transitorie,
 giungendo ai: seguenti risultati : le provincie più prospere della lombardia e del Veneto
furono tassate per l'8,8°%/ , mentre quelle più povere della Calabria e della Sicilia per il 15° e
financo per il 20 lo -
Successivamente fu emanata una legge a favore dell'Italia Meridionale e Insulaere, con la
quale si stabiliva una riduzione generale dei tributi.
Occorre osservare, però, che se l'imposta fondiaria era realmente alta, lo era a causa delle
alte aliquote di sovrimposte comunali e provinciali che nel Sud fin dall'epoca dei Borboni erano
andate aumentando paurosamente. Si noti, ad esempio, la proporzione nel 1904 fra imposta
erariale e sovraimposte provinciali e comunali nel meridione e nella Sicilia.

REGIONI

Imp. erariale .

Sovrim. com. e provin.

Campania

100

23

Puglie

Basilicata

100 100
91 110

Sicilia

00

1125

Abruz. e Mol.

100

1155

Calabria

100

120

Anche considerando l'imposta sui fabbricati, si osserva una sproporzione fra Nord e Sud
dovuta, fra l'altro, all'esenzione per ruralità, cui avevano diritto i soli immobili ubicati nella
campagna {con esclusione, quindi, di quelli ubicati nei centri abitati dei villaggi), e al diverso
sistema di colonizzazione esistente nelle varie zone d'Italia.
Al principio del secolo il gettito dell'imposta di ricchezza mobile nell' Italia settentrionale
è Italia meridionale e insulare poteva considerarsi nello stesso rapporto in cui stavano le rispettive
 popolazioni, e cioè 9/13, colpendo ancora una volta in maniera esorbitante le province
 del Mezzogiorno, se si tiene presente che in media qui la circolazione di ricchezza è
stata sempre piuttosto bassa; senza contare che le maggiori possibilità di evasione esistenti nel
Nord tendevano ad aumentare lo squilibrio.