Dei due terribili malanni — secondo il Cavour — del Mezzogiorno, la grande
povertà e, frutto di questa, la grande corruttela, .i Borboni furono |’ espressione
e non la causa: essi trovarono, forse aggravarono, non certo crearono il problema
 meridionale, che ha cause ben più antiche e profonde. La Sicilia insomma,
come tutta l’Italia meridionale, entrò a far parte del nuovo Regno nelle condizioni
 di un'economia assai arretrata nella quale gli scambi erano ridotti al minimo
 e non esisteva quasi la divisione del lavoro : si lavorava più spesso per
il proprio sostentamento che per produrre valore di scambio. | contadini vivevano
 lavorando come bruti poichè, come ha lasciato scritto un ministro di Ferdinando
 Il, il sostentamento di ognuno di loro costava meno del mantenimento
di un asino.
Mas pur dovendo riconoscere che la Sicilia entrò a far parte della nuova
lialia assai Meno ricca e meno progredita di altre regioni settentrionali, bisogna
anche ammettere che la politica finanziaria dello stato unitario non contribuì
certo a farle superare la distanza originaria.
Gli spostamenti di ricchezza — da regione a regione — che ha potuto
operare la politica finanziaria sono stati notevoli, e certamente non vantaggiosi

Riguardo alle altre imposte, si nota che anche l'imposta sugli affari si risolveva nel Mezzogiorno
 in una eccessiva pressione tributaria, a causa dell'esigua ricchezza circolante e la natura
delle contrattazioni costituite in gran parte da trasferimenti di beni immobili, più facilmente
perseguibili che non i trasferimenti dei beni mobili. A ciò si aggiunga la tassa di successione,
nai esistita durante la dominazione borbonica.
Nei riguardi dell'imposta sul bestiame — una delle tante imposte a favore dei Comuni —
si rileva un continuo aumento delle entrate fin dal’ ‘1881, con un sensibile inasprimento delle
aliquote nel 1907 : in Sicilia, le entrate raggiunsero quote più alte che altrove, senza che agli
aumentati introiti del fisco corrispondesse un incremento nel patrimonio zootecnico.
. Il Sonnino ha osservato altresì, che la ripartizione di questa imposta era fatta in modo da
colpire in misura maggiore le classi più povere. Infatti, poichè l'imposta colpiva sia gli animali
da lavoro che da reddito, le commissioni all'uopo costituite, e composte da grossi proprietari,
facevano in modo che fossero gli animali da lavoro — appartenenti in larga misura alle classi
niù povere — a risentire maggiormente l'onere fiscale.
Così, secondo Sonnino, l'imposta sul bestiame da soma e da tiro fruttava in Sicilia nel 1874
un introito di L. 589.557 contro un introito di L. 146.493 per eltri tipi di animali, e l'esenzione
completa del bestiame da sella e di lusso.
Un'altra delle fonti, alle quali | Comuni attingevano le loro entrate, era costituita dai
dazi di consumo; anche questo genere di imposte rivelò il suo carattere vessatorio contro le
classi meno abbienti, tanto da essere chiamata tassa della fame.
la quota più alta si registra in Sicilia; significativo al riguardo è il seguente prospetto che
nette a confronte la ricchezza e l'imposta di consumo in lire, per individuo, in alcune regioni:

REGIONI i

Ricchezza .

‘mposte di consumo

Sicilia

Piemonte

1471 | 2746

9439

774

lombardia

Veneto

2400 1935

a 62

787