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rizzi quasi esclusivamente industriali. La tariffa generale italiana del 1887 che —
dopo la tariffa francese — rappresentò la più alta manifestazione di protezionismo
europeo, pur lasciando liberi alcuni prodotti, raggiunse un livello del 60°/, ad
valorem, con netto orientamento industriale e particolarmente favorevole all'industria
 tessile.
Le influenze sull'economia agricola di questa nuova tariffa furono assai
dannose per la produzione viticola della Sicilia e del Meridione, che aveva lrovato
 nella Francia un forte sbocco ed una ragione di rapido progresso. Ma le
gravi ripercussioni economiche per la Sicilia e la maggior parte delle altre regioni
 agricole furono ben altre ancora e di portata assai più vasta.
Alla diminuzione dei prezzi di alcuni prodotti agricoli si accompagnò il
rialzo dei prezzi di molti prodotti industriali (1). Intanto la modesta protezione
sccordala al grano non era sufficiente ad impedire la crescente concorrenza
ransallantica, finchè nel 1888 si ebbe un aumento dei dazi sui cereali ed un
altro rialzo si ebbe per il grano nel 1894. Nel 1899 si stipularono nuovi trattati
con la Germania, con l'Austria e con la Francia e pochi anni dopo ulteriori
facilitazioni, concesse alla Germania per i vini ed i prodotti zootecnici, furono
estese, in virtù della clausola della nazione più favorita, a molti altri paesi.
La situazione rimase poi quasi immutata sino al 1914, determinando un
equilibrio abbastanza stabile che — con lo sfogo della grande emigrazione —
consentì all'economia agricola delle varie regioni italiane di raggiungere un livello
 di prosperità senza precedenti. Nel frattempo il Piemonte, la Liguria e sopratutto
 la Lombardia accrescevano la loro potenza industriale.
La guerra determinò un ritorno el regime della libertà di scambi, finchè
col primo luglio 1921 si applicò una nuova tariffa generale che fu la prima

(11 Ha scritto il nostro De Viti De Marco che «con la tariffe del 1887 e la conseguente
rottura del irattato con la Francia caddero i prezzi del vino e dell'olio e crebbero quelli dei
manufatti.
Qui non si vogliono fare recriminazioni vane; ma, pur riconoscendo che i prezzi del vino
a misura che aumentava la produzione dell'uva, dovevano scendere per mettersi a livello dei
prezzi del grano, del bestiame e degli altri prodotti della terra, non deve sconoscersi che con
questa causa economica e naturale ha cooperato alla caduta di quei prezzi la chiusura repen-‘ina
 del mercato francese.
Intanto, l'applicazione da lunga mano preparata della nuova tariffa generale, aumentava
notevolmente i prezzi dei manufatti. Le fabbriche dell’Italia superiore prendevano il posto delle
forestiere. Queste sostituzione soddisfaceva — allora sopratutto — un sentimento falso, ma
abilmente sfruttato, di amor proprio nazionale; ma costava : costava sopratutto al Mezzogiorno
e alle finanze dello Stato. Poichè i produttori di grano, di olio, di vino, di bestiame, ecc. videro
 ad un tratto falcidiato il loro reddito, non solo in ragione della caduta dei prezzi agricoli
ai quali vendevano i loro prodotti, ma ancora in ragione dell'aumento dei prezzi industriali si quali
comperavano i manufatti.
Ecco le due cause di depressione economica cronica dell'Italia meridionale. L'una è dovute
direttamente al protezionismo forestiero, l’altra direttamente al protezionismo italiano; esse si
sommano e producono un danno duplice.
Poichè, se alla tariffa francese l'Italia non avesse risposto con una tariffa che ha rincareti
| manufatti, è evidente che col grano e col bestiame e col vino, sia pure deprezzati, avremmo
sempre comprato più abiti, più rotaie, più filati e più corazzate di quanto ora possiamo »-