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Un altro indice delle condizioni in cui venne a trovarsi l'agricoltura siciliana
 in regime di economia nazionalistica ed autarchica è rappresentato dalle
variazioni della consistenza del bestiame e delle produzioni animali. Confron-‘ando
 i. dati del censimento del bestiame del 1930 e dell’aggiornamento del 1938
con quelli del 1908 si rileva la forte caduta del numero assoluto di bovini, suini,
ovini e caprini (1).
Comunque, prescindendo dalle fluttuazioni congiunturali e dalle vicende politiche
 che hanno tormentato la vita economica italiana, bisogna riconoscere che la
tendenza evolutoria generale del nostro paese, nel suo complesso, dal 1860 in
poi, è apparsa decisamente progressiva ed orientata verso una rapida e crescente
 industrializzazione.
Indici assai significativi dello sviluppo di un aspetto fondamentale dell'economia
 italiana sono offerti dal numero e dal capitale delle società per azioni.
Basti pensare che le società azionarie sono passate in Italia da appena 281 alla
fine del 1860 a 27.062 alla fine del 1941 — anno di punta massima — per scendere
 a 18.382 alla fine del 1946 e risalire a 20.930 nel 1950.
Anche assumendo un numero di 20.000 società per il 1945, il Coppola
D'Anna ha rilevato che «l'aumento non cessa di essere: imponente poichè la
consistenza ultima sarebbe 72 volte maggiore di quella iniziale ed il saggio di
incremento medio risulterebbe del 5,15 per cento. Un andamento analogo si
riscontra nello sviluppo del capitale in lire correnti, poichè anche esso può calco-Jarsi
 aumentato, negli 85 anni trascorsi dall’unificazione, di circa 70 volte. Se,

molti mercati esteri si mantengono faticosamente, e questo si ripercuote sul mercato interno.
La poca elasticità della coltivazione fa sì che gli. andamenti sfavorevoli si ripercuotono in
pieno sulle aziende agricole, abbassandone molto i redditi. La crisi economica generale, da
sola, non basta a spiegare la situazione di profondo disagio in cui viene a trovarsi la produzione
 agrumicola: la politica doganale italiana anche dopo la arande crisi l'ha indubbianente
 aggravata e resa cronica.
Un indice abbastanza significativo è quello dei prezzi degli agrumi, che grandemente si
ridussero nel periodo della crisi, assai più dell'indice generale dei prodotti agricoli.
La crisi agrumicola quindi presenta, come tutti i prodotti di aualità da esportazione, aspetti
assai più gravi dei generali ».
{1) « Gran perte dell'Italia meridionale non supera quella importante fase di progresso agrario
che è rappresentato dalla evoluzione degli ordinamenti colturali, da tipi prevalentemente
cerealicoli a tipi misti e zootecnici. Non va data la colpa di tutto questo esclusivamente al
clima, poichè esso può, in parte, essere vinto con particolari norme tecniche e con nuovi
procedimenti {sili}. Lo squilibrio tra i prezzi dei orodotti zootecnici e i prezzi di auelli cerealicoli,
 sta alla base di tutto.
L'andamento delle esportazioni italiane di prodotti zootecnici non indica alcun progresso,
anzi spesso mostra decadenza profonde.
La decadenza è netta nel campo degli sllevamenti ovini e caprini. La prima dipende non
‘anto da minore richiesta dei prodotti sul mercato interno, in quanto sia per quel che riguarda
la lana, sia per la carne, le possibilità di assorbimento esistono; quanto piuttosto dalla diminuzione
 delle risorse foraggere e dei pascoli, in seguito all'estendersi delle coltivazioni cerealicole,
 che anche si sviluppano in terreni che sarebbe stato più conveniente, in altro regime di
prezzi, lasciare a pascolo. La decadenza delle capre deriva in gran parte dalla assurda lotta
contro di esse, che si volle giustificare con insistenti ragioni di polizia forestale, e che suscitò
aspre critiche da parte dei competenti »-