18

però, eliminiamo l'influenza delle variazioni del metro monetario, il progresso
risulta più modesto ; il capitale complessivo risulta infatti aumentato di non più
di 15 volte nell'intero periodo ed il ritmo di incremento risulta in media del 3,20
per cento soltanto.
Nell’apprezzare siffatte cifre conviene tuttavia tener presente che un ritmo
d'incremento annuo del 3,20 per cento è già superiore a quel tasso medio di
sviluppo (3°/,) che il Cassel ritenne di poter individuare per le economie più
progredite, e che, sopratutto, esso supera abbastanza notevolmente l'effettivo
ritmo di sviluppo della ricchezza complessiva e del reddito, vale a dire, dell'economia
 italiana, nello stesso periodo (1).
Il nesso d'interdipendenza che lega lo sviluppo delle società per azioni
allo sviluppo industriale che è avvenuto in Italia dal 1872 ad oggi, è chiaramente
ndicato dai mutamenti intervenuti lungo questo periodo nella distribuzione delle
società fra le varie categorie d'imprese.
Risulta dalle cifre che nel 18/2 la categoria di gran lunga prevalente per
l'entità del capitale, e prevalente anche come numero, era quella delle banche
e delle società assicuratrici. Su 1312 milioni di capitale, esse sole figuravano per
323 milioni e cioè per il 62,73 per cento. Ed anche come numero, esse figuravano
 con 125 su 296, vale a dire per il 42,23 per cento.
Le società esercenti un'attività industriale {industrie edilizie, alimentari, estrattive,
 tessili, chimiche e varie) raggiungevano bensì il numero di 124 e venivano
quindi, sotto questo aspetto, immediatamente dopo le banche e le società assicuratrici,
 ma il loro capitale risultava di gran lunga inferiore: 22] contro 823
milioni di lire. Di conseguenza, dette società rappresentavano bensì il 41,89 per
cento del numero complessivo delle società, ma il loro capitale raggiungeva
appena il 16,84 per cento del totale.
Un capitale praticamente uquale a auello delle società industriali (220 milioni

{1) « Anche a prescindere dalle disastrose conseguenze dell'ultima guerra, sta di fatto che nel
1938 la ricchezza nazionale non raggiungeva, secondo le valutazioni del Vinci, i 750 miliardi
di lire, mentre alla vigilia dell'unificazione raggiungeva con ogni probabilità, per tutto il territorio
 attualmente sotto la sovranità italiana, poco meno di 37 miliardi di lire; la ricchezza nazionale
 risultava quindi aumentata di sole 20 volte in lire correnti. E se le lire correnti si traducono
 in lire della stessa parità aurea, l'aumento si riduce a tre volle e un quarto appena
che, ripartito su di un periodo di 78 anni, dò un incremento medio composto dell'1,50 °/ soltanto.
 La stessa cosa a un di presso si verifica del resto anche per il reddito che calcolavasi
nel 1938 (Vinci) pari a 115.600 milioni di lire correnti, equivalenti a 18.600 milioni di lire dell'antica
 parità aurea, di guisa che, rispetto al reddito del 1860 che per l'intero territorio attuale
poteva calcolarsi in 6.250 milioni di lire-oro, l'aumento risultava di 18 volte e mezzo e di
poco meno di 3 volte, rispettivamente, cosicchè l'incremento medio annuo resta al di sotto
Jell’1,50 per cento.
Inquadrato nello sviluppo complessivo dell'economia italiana, il ritmo di accrescimento del
capitale, e più ancora quello del numero, delle società per azioni appare quindi eccezionale
mente elevato; ciò che non può d'altronde destare meraviglia trattandosi di un'istituzione
giuridica particolarmente adatta alle esigenze della moderna economia, la cui diffusione si
afferma quindi con particolare vivacità non aopena un paese entra nella fase della industrializzazione
 »-