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grosso modo, un'idea delle tendenze in atto nella regione considerata, dell'entità
di quel processo di associazione dei capitali che è apparso così strettamente connesso
 all'evoluzione economica della Lombardia (1) e di altre regioni industriali.
Qualche interesse, quindi, può offrire anche un breve esame del movimento
delle società siciliane per azioni.
Com'è noto, il limitato grado di sviluppo dei fenomeni associativi nel campo
finanziario ha costituito uno dei fattori che hanno contribuito — in vicendevole
connessione con le difficoltà incontrate dalle iniziative industriali — a mantenere
'Isola in uno stato di notevole arretratezza economica.
Le società siciliane per azioni presentano ancora, dal punto di vista del
numero e dei capitali investiti, un'importanza assai limitata nei confronti dell'im-5ortanza
 demografica e territoriale della regione.
Come ha scritto il Bignardi: « per quanto molto superficiale, è certo abbastanza
significativa la considerazione del fatto che, mentre la Sicilia costituisce la undi-(1)

 Il Coppola D'Anna ha così commentato le percentuali spettanti è ciascuna regione del
numero e, rispettivamente, del capitale complessivo delle società italiane per azioni censile alla
iine del 1916, 1932, 1935, 1938, e 1941. « Vediamo che l'Italia settentrionale, con neppure il
47 °/, della popolazione, si aggiudicava già nel 1916, tenendo conto della Venezia Tridentina
e Giulia, più di 2 terzi del numero e del capitale delle società esistenti, l'Italia centrale col
17,5%. della popolazione, registrava una percentuale quasi uguale del numero delle società per
azioni (17,92%), ma si aggiudicava il 28,98°/, del capitale complessivo, e viceversa l'Italia
meridionale ed insulare col 35,5°/, della popolazione, registrava il 15,73%, del numero e solo
il 7,33 °/, del capitale delle società italiane per azioni.
la sperequazione si manifesta ancora più marcata nel 1932, quando la quota dell'Italia
settentrionale oltrepassa il 73°/, del numero ed il 75°/, del capitale complessivo, quella dell'Italia
 centrale scende a meno del 19°, sia del numero che del capitale, e quella dell'italia
‘neridionale ed insulare scende al 7,82 °/, del numero ed a meno del 6, del capitale complessivo.
La ripresa che la quota dell'Italia centrale manifesta successivamente al 1932, specie per ciò
che concerne il capitale delle società azionarie fa corrispondentemente deflettere la quota dell'Italia
 settentrionale che alla fine del 1941 risulta pari a 72,57 °/, del numero e al 69,24%, del
capitale complessivo.
Quanto all'Italia meridionale ed insulare la situazione ha continuato a peggiorare anche
dopo il 1932. Dopo essere scesi dal 15,73 nel 1916 al 7,82 °/, del numero complessivo nel 1932,
le società meridionali ed insulari si sono ulteriormente ridotte al 7,56’! nel 1935 e al 6,65
ed al 6,10°/, nel 1941, mentre il loro capitale che era sceso dal 7,33 °/, del capitale complessivo
nel 1916 al 5,95°/; nel 1932, si risolleva momentaneamente al 6,49°/, nel 1935 ma torna a diminuire
 successivamente portandosi al 6% nel 1938 e toccando nel 1941; col 5.53%, la più
2assa quota finora conosciuta.
Mo le cifre non denunziano soltanto il progressivo aggravarsi del contrasto fra Nord e
Sud; esse mettono in luce anche notevoli disaarità di situazioni e di andamento fra le varie
regioni settentrionali, centrali o meridionali.
Abbiamo già parlato a questo riguardo della Lombardia che rappresenta il 13,5 ° soltanto
della popolazione ‘italiana, ma registra il 44°, all'incirca del numero ed il 38"/, del capitale
di tutte le società italiane per azioni. Lo stesso fenomeno si presenta peraltro, se. bene in
forma attenuata, per la Liguria che ha il 3,5 soltanto della popolazione e registra lalla fine
del 1941) nonostante il regresso subito dal 1916 in poi, il 6,53% del numero ed il 10,73".
del capitale complessivo delle società italiane per azioni, e per il Piemonte che, con l’8°, della
popolazione italiana, registra il 9,88°/, del numero e l'11,13°/ del capitale complessivo
delle società azionarie. Non mancano, tuttavia, nella stessa Italia settentrionale, regioni che