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cesima perte del territorio nazionale e raccoglie quasi la decima perte della
popolazione italiana, il numero delle società siciliane per azioni non ha mei
raggiunto la ventesima parte del numero delle società siciliane, e che il loro
capitale complessivo rappresentò al massimo appena la Irentacinauesima perte
del capitale azionario italiano » {1).
Un semplice sguardo allo specchio seguente permette di rilevare la forte
caduta del rapporto fra il numero delle società siciliane per azioni e quello delle
società italiane dal 1916 al 1932 e la continua tendenza alla diminuzione di tale
rapporto sino al 1945. Anche i capitali delle società siciliane rapportati ei capitali

presentano l'opposto fenomeno: la Venezia Euganea che- conta il 10% della popolazione
italiana, non ha che il 5,14% del numero ed il 5,52 °/o del capitale complessivo delle società
azionarie; la Venezia Tridentina con quasi l'1 !/s °/. della popolazione totale, conta il 0,58 °/o
del numero ed il 0,29°/, del capitale complessivo; l'Emilia con meno dell'8 °%%% della popolazione
conta, rispettivamente, il 5,39 e 1'1,65°/, e la Venezia Giulia con 2,5°/, della popolazione,
figura per 1'1,67°%, nel numero e per il 3,14% nel capitale.
Nel resto d'Italia, tutte le regioni presentano differenze in meno assai notevoli fra le rispettive
quote della popolazione e quelle relative al numero ed al capitale delle società ; fa solo eccezione
 il Lazio che, col 6°/ della popolazione, ha il 14,63 e il 21,10%, rispettivamente, del
numero e del capitale complessivo delle società per azioni. È questo un fenomeno che si spiega
in ragione dell'opportunità che molte aziende sentono di împiantarsi nella capitale anche
quando la loro attività produttive si svolge effettivamente altrove.
Per tutte le altre regioni, comunque, le percentuali relative al numero ed al capitale delle
società azionarie risultano inferiori alle quote di popolazione da ciascuna rappresentata. E se
la differenza può considerarsi relativamente modesta in Toscana, è già molto forte nelle Marche
a nell'Umbria, e se si eccettua la Campania, in tutte le regioni meridionali e insulari. La Campania
 è in effetti l’unica regione meridionale che figura con una percentuale apprezzabile
+ella distribuzione delle società azionarie, e tale percentuale, se tende a diminuire fortemente
per ciò che riguarda il numero, presenta invece maggiore resislenza Der ciò che concerne il
capitale complessivo.
Le differenze diventano invece veramente enormi per la Sicilia che conta il 9,3% della
popolazione complessiva, ma soltanto 1'1,10%% del numero ed il 0,82°/, del capitale delle società;
 per le Puglie che contano il 6,1% della popolazione ed il 0,49, e il 0,12°/ del numero
e rispettivamente del capitale delle società ; per la Calabria le cui quote risultano rispettivamente
del 4,1, del 0,40 ed il 0,05; per la Sardegna che quota rispettivamente 2,4; 0,24 e 0,06; ed infine
per la Lucania che ha l'1,3% della popolazione, il 0,06% del numero ed il 0,01 del caoitale
complessivo delle società italiane per azioni ».
{1} « Esaminando la classificazione delle società siciliane per azioni per rami di attività
economica, si rileva che in molti di auesti la Sicilia o non è rappresentata, o lo è molto
scarsamente. |
Ciò si verifica in special modo per le imprese finanziarie e di assicurazioni, il che è naturale,
 stante la mancanza dell'ambiente economico necessario per il loro sviluppo; per le
industrie tessili, che mancano nell'Isola, e dell'abbigliamento ; per l'industria di materiali da costruzione;
 per le società immobiliari urbane ; per le imprese di comunicazioni; elettriche; per
gli istituti di cura; e, ciò che è più singolare, ma che deriva dall'attuale struttura dell'economia
siciliana, per le industrie connesse con l'agricoltura, nonchè per le società immobiliari agricole.
Grandemente diminuita è l'importanza delle società ferroviarie, che nel 1916 concentravano
più di un terzo del capitale delle società siciliane; per contro, è andata considerevolmente
aumentando quella delle società elettriche: i capitali investiti in tale settore rappresentavano
un settimo circa nel complesso del 1916, il 40°, circa nel 1932 e nel 1945, quasi i 3/4 nel 1948 ».