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e 1950 rappresentano un notevole progresso rispetto a tutte le precedenti
valutazioni.
Il Coppola D'Anna — sulla base dei risultati delle stime del Santoro, del
Tivaroni, del Nitti, del Gini, del Mortara, del Boldrini, del De Vita, del Meliadò,
del Degli Espinosa, del Cosciani, ecc. — ha tentato di ricostruire, con opportune
interpolazioni, lo sviluppo del reddito monetario italiano dal 1860 al 1938. Ma,
nonostante la serietà della rielaborazione, — a causa dei criteri assai diversi e
dei risultati spesso discordanti dei vari autori — i dati ottenuti dal Coppola
D'Anna palesano una attendibilità assai variabile nel tempo; ossia, mentre per
alcuni periodi possono essere considerati sufficientemente significativi, per altri
non sembrano troppo soddisfacenti {1}.
Più omogenzi, sotto un certo aspetto, — se non, forse, più attendibili —
possono apparire i risultati ottenuti più recentemente dal Golzio, nell'intento di
misurere le variazioni di quell'aspetto del reddito nazionale che va sotto il
nome di prodotto netto, dal 1881 al 1938. ’
La base sulla quale il Golzio ha fondato la sua indagine è costituita dalla
stima del reddito nazionale e delle sue componenti, compiuta dall'Istituto Cenrale
 di Statistica per il 1938. Tale scelta — nonostante le critiche che sono state

(1) Così, ad esempio, il Tivaroni ha seguito un procedimento indiretto calcolando il patrimonio
 con il metodo dell'intervallo devolutivo sino al 1914, e poi, con il metodo dell'inventario
e della capitalizzazione dei redditi, ha ricavato i dati del reddito accettando l'ipotesi che il
‘eddito costituisca il 17% — 18° del patrimonio.
Anzitutto non sembra accettabile la correzione uniforme, relativa all'evasione fiscale, dell'ammontare
 delle successioni e donazioni, che costituisce la base per la stima del patrimonio,
nè è accettabile una cifra costante di 32 anni per indicare l'intervallo devolutivo. Non è adeguata
 la prima correzione, perchè valutare sempre nella misura del 50 °/ l'entità della evasione
dal 1803 el 1914, significa per lo meno che nel periodo considerato sia rimasta costante la
composizione dei patrimoni, ciò che non è, perchè il graduale sviluppo del nostro sistema
economico ha fatto crescere la parte rappresentata dai capitali mobiliari, ner i quali è più facile
la evasione.
Non è poi corretta l'ipotesi di un intervallo devolutivo costante per l'effettivo sensibile
sumento della vita media della popolazione. Come si vede, le due ipotesi adottate dal Tivaroni
hanno condotto probabilmente a supervalutare il reddito nel primo periodo in confronto al
secondo. Il cambiamento di metodo a partire da 1914 ha aggiunto poi nuovi elementi di
dubbio.
Dei risultati del Tivaroni, come osserva S. Golzio, «si dovrebbe concludere che dal 1914 al
1928 lin lire è potere di acquisto costante) i valori del patrimonio e del reddito &lt; privati » saerebbero
 diminuiti, mentre la pressione tributaria sarebbe quasi raddoppiata e rappresenterebbe
1 26°, di un reddito individuale molto più basso di quello del 1914.
Mea allora come si spiega l'aumento dell'occupazione, l'aumento del complesso dei salari
pagati, l'aumento dei consumi, lo sviluppo delle attrezzature, la diminuzione della mortalità,
in una parola di tutti quei sintomi che segnano un miglioramento indubbio delle condizioni
di vita in confronto al 1914?
Evidentemente, se è esalta la stima del valore dei patrimoni, non è legittimo passare da
questa a quella del reddito, applicando un coefficiente costante, essendo evidente che nel
’eddito complessivo non è costante la quota dei redditi di capitale, dei redditi di lavoro e dei
redditi misti di capitale e lavoro ».