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È interessante osservare, tuttavia, che la ripartizione percentuale fra ie
varie regioni dell'ammontare di questo prodotto netto privato è apparsa assai
concordante con quella del De Vita, nonostante che il valore del reddito italiano
assunto da questo studioso sia risultato pari a 87.002 milioni, ossia notevolmente
inferiore alla cifra di 108.150 milioni da noi stimata quale valore del prodotto
netto privato nazionale del 1928.
Dai dati che figurano nella Tav. XII si rileva chiaramente che - secondo i
-isultati delle nostre shime — il’ maggior contributo al prodotto netto privato del-‘intera
 nazione del 1928 è stato dato dalla Lombardia, mentre la percentuale
Diù bassa è stata quella della Lucania. Considerando le Ire grandi ripartizioni
erritoriali, si nota che l’Italia settentrionale da sola ha contribuito al prodotto
etto privato nazionale con il 58,04 per cento, mentre l'Italia centrale e l’Italia
neridionale ed insulare hanno dato, rispettivamente, il 17,61 ed il 24,35 per cento.
Se si considera, invece, il prodotto netto privato medio per abitante di
ciascuna regione, si rileva che il valore più alto è risultato quello del Piemonte
seguito dal prodotto medio della Liguria e poi da quello della Lombardia, mentre
| valore più basso è stato dato dalla Calabria.
Un semplice sguardo ai valori della penultima colonna della Tav. XII,
consente di ottenere un'idea della grande sperequazione che nel 1928 esisteva
ra le condizioni economiche delle varie regioni italiane. Invero, rispetto ad un
srodotto netto privato medio di 2689 lire per ogni italiano, corrispondeva ad
gni abitante della Lombardia un prodotto netto pari a circa 3821 lire e ad ogni
3iemontese un valore di 4185, mentre negli Abruzzi e Molise a ciascun abitante
:orrispondevano appena 17C0 lire ed in Calabria neppure 1600. |
Nelle tre grandi ripartizioni geografiche il prodotto netto medio per abiante
 ha assunto, rispettivamente, i valori di 3279 lire per l'Italia settentrionale,
2726 per l'Italia centrale e 1869 per l'Italia meridionale ed insulare. Questi valori
 medi — posto uguale a 109 il prodotto netto medio per abitante nel complesso
 della nazione — corrispondono a 121,94 e, rispettivamente, a 101,38 e
59,50, ma si avverte con facilità che l'indice dell’Italia settentrionale è sostenuto
degli salti valori del Piemonte, della Liguria e della Lombardia, mentre l'indice
dell'Italia centrale risente l'influenza dei valori superiori alla media nazionale, del
lazio e della Toscana, poichè le Marche e l'Umbria da sole appaiono al disotto
Jella media dell'intera Nazione.
Per le regioni dell’Italia meridionale e insulare ogni commento è superfluo:
nessuna regione ha consaguito un prodotto netto per abitante superiore al 76
ser cento della media nazionale.
Ma negli anni precedenti il 1928 quale sarà stata la ripartizione territoriale
del prodotto netto privato italiano 2 La ripartizione del 1928 può essere assunta
grosso modo costante nel, tempo ed indipendente dalle fluttuazioni congiunturali
2 dall'evoluzione econom ca del nostro paese ?
È facile intendere che poter dare convenienti risposte a queste domande
significherebbe — {ra l'altro — creare il presupposto essenziale per affrontare
a vecchia e dibattuta questione — non ancora attendibilmente risolta — se l'ori-Jinaria
 sperequazione economica tra le regioni che entrarono a comporre il Regno