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sono saliti da 82,59 nel 1947 a 87,11 nel 1948, a 88,15 nel 1949 ed a 96,82
nel 1950; vale a dire, sebbene il. prodotto netto privato dell'intera nazione
avesse già superato il valore del 1938, il prodotto medio per abitante nel 1950
risultava ancora sensibilmente inferiore al livello prebellico.
È facile comprendere, inoltre, come il diverso accrescimento demografico
abbia aumentata la differenza fra gli indici di variazione del prodotto netto per
abitante delle regioni settentrionali e quelli delle regioni centro-meridionali, rispetto
 alle differenza fra gli indici corrispondenti riguardanti il prodotto netto
complessivo di tali regioni. Basterà osservare, ad esempio, che gli indici ‘di
variazione del prodotto netto privato per abitante dal 1938 — assunti uguali a
cento — al 1950, sono risultati, rispettivamente, uguali a 103,09 per il complesso
delle regioni settentrionali, a 95,97 per l'insieme delle regioni dell'Italia centrale,
ed a 88,08 per il meridione e le isole; vale a dire, delle tre grandi ripartizioni
‘erritoriali, soltanto il settentrione aveva superato nel 1950, in media per abi-‘ante,
 il prodotto netto privato del 1938.
Occorre rilevare, infine, che il prodotto netto medio per abitante dell’Italia
centrale appariva nel 1950 notevolmente inferiore anche al corrispondente prodotto
 netto per abitante dei 1928 e per l'Italia meridionale e insulare la caduta
dell'indice di variazione rispetto al 1938 del prodotto netto medio, dal 1928 al
‘950, è risultata fortissima: da 102,19 a 88,08.
Queste semplici osservazioni sarebbero sufficienti per concludere che dal
911 al 1928, dal 1928 al 1938 e dal 1938 agli anni del recente dopoguerra, la
sperequazione economica fra le regioni italiane avrebbe palesato — attraverso
notevoli oscillazioni del prodotto netto privato nazionale — una chiara tendenza
all'aumento.
Ma poichè — per eliminare ogni dubbio — può apparire conveniente dare
Jsna precisa misura della tendenza a variare nel tempo di tale sperequazione,
‘iteniamo opportuno introdurre ed applicare un nuovo criterio generale per
nisurare la tendenza a variare nel tempo della concentrazione nello spazio dei
/alori di un determinato fenomeno.
A questo scopo possiamo prendere le mosse da una qualsivoglia distri-5uzione
 nello spazio — ad esempio nelle singole regioni italiane — dei valori
di un dato fenomeno o carattere che potrebbe essere rappresentato — come
"el nostro caso — dal prodotto netto privato nazionale di un determinato anno.
Considerando le corrispondenti distribuzioni nello spazio, relative a tempi
successivi, sarà possibile esaminare le variazioni nel tempo dell'intensità media,
della variabilità, ecc. della distribuzione iniziale di valori, assunta come distribuzione
 base.
Fra l’altro, la variazione nel tempo della concentrazione della distribuzione
5ase potrà manifestare assai diverse tendenze ; così ad esempio: 1) potrà aumentare
 la concentrazione nel senso osservato {nella distribuzione base), ossia
aumenteranno i valori più grandi e diminuiranno quelli più piccoli; in tal caso
potremo convenire che la tendenza a variare della concentrazione sia misurata
da una quantità positiva. Ma: 2) la concentrazione nel senso osservato potrà
jdiminuire, ed in questo caso potremo convenire che la tendenza a variare della