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non sono adeguate e non possono vincere i fattori negativi ambientali derivanti
da fenomeni storici e geogrefici, e l'inerzia deve essere vinta da un'azione
coordinata e razionale che assicuri la necessaria” spinta iniziale.
Si è anche riconosciuto che la spinta iniziale consentita dai vecchi strumenti
 della politica protettiva può non essere sufficiente.
L'italia si Irova in uno stadio intermedio tra le economie più progredite e
quelle più arretrate ed in particolare presenta la coesistenza di zone che si trovano
 in fasi molto differenti di sviluppo : da zone dove l'intero ambiente economico
 — doall'industria all’agricoltura ed ai servizi — può essere paragonato a
quello dei paesi più progrediti, a zone che moanifestano tutti i caratteri delle
sconomie arretrate : basso livello di industrializzazione, forte eccedenza di popolazione
 agricola e quindi basso reddito medio.
Bisogna riconoscere che lo sviluppo economico del Mezzogiorno e
delle Isole può coesistere con una intensificazione degli scambi tra il Meri-Jione
 e il resto d'Italia e, quindi, con ulteriore progresso economico di questo
ultimo. Come è stato autorevolmente affermato, si tratta di coordinare opportuni
provvedimenti diretti a risolvere i problemi ciclici o strutturali di economie mature
con quelli diretti a stimolare lo sviluppo di economie arretrate.
Una politica economica razionale deve utilizzare le capacità industriali
delle regioni più avanzate per promuovere il progresso del resto del paese in
modo che si verifichi un'espansione dei mercati ed una conseguente possibilità di
ulteriore sviluppo delle zone più progredite.
Non vi è dubbio che, essendovi in una parte del nostro paese una certa
arghezza di fattori, rari nell'altra parte, una politica favorevole alle regioni meno
sviluppate, basata sulla spesa pubblica e lo stimolo alle spese private, qualora
fosse attuata razionalmente su scala nazionale, non potrebbe incontrare quegli
ostacoli nè determinare quelle conseguenze che si possono osservare nei paesi
coloniali e, in genere, nei paesi arretrati,
te combinazioni dei fattori produttivi non sono rigide, ma variabili entro
imiti piuttosto ampi; nelle principali industrie produttrici di beni di consumo è
possibile una scelta tra processi produttivi più o meno mecceanizzali. Ma anche
ammettendo che in certe industrie il rendimento dei processi più capitalistici fosse
prima facie maggiore, questa non sarebbe ancora una ragione decisiva per escludere
 senz'altro, in paesi sovrapopolati, il ricorso a combinazioni che implicano
minor impiego di capitale e maggior impiego di lavoro.
Occorrerebbe tener conto, infatti, sia dei costi sociali immediati che si risparmierebbero
 mediante una maggiore occupazione, sia dei vantaggi prospettivi di
una intensificazione dell'attività economica, in termini di economie esterne e di
espansione del mercato interno. |
Chi afferma la rigidità delle combinazioni produttive e l'impossibilità di
scegliere le soluzioni più adeguate alla nostra struttura economico-demogreafica
fa discendere le sue conclusioni — esplicitamente o implicitamente — dalla
necessità di adeguarsi ai costi internazionali. Ma questa necessità, nella forma
nella quale viene spesso affermata, è compatibile soltanto con una concezione
 dei vantaggi del commercio internazionale basata esclusivamente sulla