reddito fondiario della pianura era anteguerra quasi doppio di quelli
delle altre due regioni sommate insieme,
Se poi spingiamo la nostra indagine ad individuare il reddito dominicale
 unitario troviamo che il reddito medio per ettaro era calcolato
anteguerra intorno a L 86 in montagna, L 424 in collina, L 838 jin
pianura.
Notevole in quest’ultima regione la differenza tra la zona orientale,
che è di più recente bonifica, e le altre due, la centrale e l’occidentale,
di più antica valorizzazione: nella prima il reddito dominicale medio
era valutato intorno a L 630 per ettaro e, nelle altre due, rispettivamente
 in L 989 e 995.
Questa grande diversità esistente fra le regioni agrarie della provincia
 ci induce ad inserire un breve cenno illustrativo distintamente per
ciascuna di esse.
Di un fenomeno che interessa l’impiego della mano d’opera agricola
in tutta la provincia, il superimponibile, sì parlerà in particolare trattando
 della regione di pianura, dove esercita maggiormente il suo peso.

LA MONTAGNA — Nella montagna prevale l’indirizzo zootecnico.
Due quinti delle zone montane sono investiti a bosco e poco meno di
un quinto è incolto produttivo; la parte restante (due quinti), tranne una
piccola percentuale (circa 1% a colture legnose specializzate), è coperta
da prati-pascoli e pascoli permanenti. Il seminativo rappresenta soltanto
il 4% della superficie produttiva (metà a granoturco e il resto a frumento
 e segala). Trattasi, in breve, della tipica agricoltura montana delle
Alpi lombarde, più arida, più povera e, per molti aspetti, meno progredita
 tecnicamente di quella — ad esempio — alto atesina.
La proprietà è, per la superficie coltivabile, frazionatissima, spesso
polverizzata, e condotta quasi esclusivamente da coltivatori diretti, come
risulta anche dai dati percentuali del censimento del 1930:

CONDUZIONE

in proprietà
in affitto
a colonia
mista .

AZIENDE

numero

superficie

66,7
10,6
3,3
19,4

83,5
5,1
1,6
98

Tatale 100.0 100,0