Concorrono a consolidare il deprecabile andamento, la
limitata disponibilità finanziaria dei coltivatori che non consente
 di assumere mano d’opera salariale specializzata per lo
levato costo e la conseguente necessità di mantenerla entro
quei limiti cui si possa provvedere con la sola mano d’opera
familiare.

Inoltre, le condizioni agro - eco - geologiche del terri.
torio provinciale non consentono di sostituire vantaggiosamente
le colture sino ad oggi praticate e di modificare, in conseguenza,
 l’indirizzo agronomico atiuale. Pertanto la struttura
delle aziende agrarie astigiane rimane modesta. Si tratta di
piccole aziende, indipendenti, autonome, nella stragrande maggioranza
 delle quali il proprietario ne è anche conduttore e
coltivatore e dove la vite è la coltura principale, seguita a notevole
 distanza, dal frumento, dal mais e dalle foraggere.
Fa eccezione l’altipiano di Villanova, dove predominano
le colture erbacee e dove la vite è presente in misura trascurabile:
 l’indirizzo prevalentemente zootecnico ha permesso la
formazione di aziende della superficie notevolmente superiore
a quella media e la diffusione del contratto d’affitto.
Tale forma di conduzione presenta pure, a sua volta, la
massima frequenza nelle zone stese a lato dei corsi d’acqua
(Asti, Rocchetta Tanaro, Costigliole, Nizza, Monastero Bormida)
 ove sono praticate colture industriali.

Distribuzione della proprietà fondiaria

Onde fornire un quadro esatto della situazione è opportuno
 riportare in appresso i dati relativi alle aziende agrarie
della provincia, secondo le cifre del Censimento agricolo del
19 marzo 19230.

Le aziende censite, distinte per classe di ampiezza, risul.
tano 43.193, con una superficie complessiva di Ha 128.255, =
pari all’84% della superficie lerritoriale. La superficie media
per azienda risulta di circa 3 ettari, calcolata in base al rap.
porto ettari — numero di aziende.

coi SD] si