i - IL CONCETTO DI INDUSTRIA AGRARIA, ECC.

1]

2. - Senonchè, non tutte le attività manifatturiere che, in opifici
tecnicamente organizzati, lavorano un prodotto originario dell’agricoltura
— in qualunque forma esso si presenti, di materia. prima o di semilavorato
 — potrebbero dirsi industrie agrarie. Infatti, se così si facesse,
verrebbe accolta una definizione, che, per la sua genericità, non fornirebbe
un criterio sufficientemente discriminatore.
Secondo alcuni autori (1), sarebbero industrie agrarie « tutte quelle,
senza distinzione, che fanno oggetto della propria gestione la lavorazione
di materie prime direttamente provenienti dall’attività rurale »; secondo
altri (2), la classificazione dovrebbe essere più limitativa, in quanto si
dovrebbero considerare industrie agrarie solo « quelle che trasformano i
prodotti del suolo non conservabili o non trasportabili facilmente e quindi
non smerciabili ».
La prima delle due definizioni sopra riportate pone l’accento sulla
provenienza diretta dall’agricoltura dei raccolti, allo stato ancora di materia
 prima grezza; la seconda qualifica la materia prima, di cui si occupano
le industrie classificabili come agrarie, con il carattere della deperibilità
o della povertà di valore che potrebbe, per l’appunto, essere anche motivo
della non facile trasportabilità.
Entrambe quindi introducono, ai fini della classificazione, un criterio
merceologico, relativo alla materia prima lavorabile, capace di caratterizzare,
 entro l’ambito delle altre industrie manifatturiere, il complesso delle
industrie agrarie.
Anche tale criterio, però, da un lato non è sufficiente per fare comprendere
 nel settore delle industrie agrarie le industrie che lavorano i
sottoprodotti delle industrie agrarie stesse (distillerie di vinacce, sansifici,
ecc.) dall’altro lato, accomuna in unica categoria tanto industrie complesse,
come potrebbero essere alcune unità per produzione di fibre tessili artificiali,
che pure partono da materia prima direttamente proveniente dall’agricoltura,
 quanto industrie tra le più semplici di quelle che esistono, quali, ad es.,
i frantoi da olive.
In contrapposto con l’ampiezza della classificazione derivante da un
criterio puramente merceologico, stanno, per eccessiva restrizione, il criterio
 ubicazionale e il criterio imprenditoriale, i quali riconoscono come
seguito della nota di pag. nrec.)
detta. All’uopo si distingueranno le industrie annesse all’agricoltura (pastorizia, produzione
 degli animali da cortile, bachicoltura, apicoltura, pescicoltura) dalle industrie
derivate dall’agricoltura, già di carattere manifatturiero e che elaborano i prodotti
agrari vegetali ed animali (enotecnica, caseificio, oleificio, preparazione dell’amido e
delle fecole, preparazione dell’alcool, preparazione della cellulosa, distillazione del
legno. tessitura, ecc.) ». (C. ToMmMASINA, Corso di economia rurale, Torino 1914).
(1) Vedasi ad es.: G. DELL’AmoRE, Il commercio dei prodotti agrari in Italia,
Milano 1936. Vedasi anche: A. Graziaper, Elementi di economia agraria, Roma 1946;
secondo questo A., «le industrie agrarie sono quelle che considerano i prodotti
agricoli (prodotti diretti del suolo) come materie prime (cioè prodotti indiretti) atte
ad essere trasformate in prodotti finiti o di pronto consumo; e ciò soprattutto
quando detti prodotti siano suscettibili di migliore utilizzazione: vale a dire quando
il loro valore di trasformazione possa risultare maggiore di quello iniziale ».
(2) Vedasi ad es.: G. VALENTI, Principi di scienza economica, Firenze 1916.