- IL CONCETTO DI INDUSTRIA AGRARIA, ECC.

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la cura del tabacco, tanto se gestiti da privati agricoltori, come se gestiti
dai concessionari industriali o dallo stesso Stato (1).

3. - Dalla pur breve disamina compiuta è possibile rilevare la difformità
 dei criteri e delle formule esplicative adottate per dare un significato
concreto al termine «industrie agrarie» e per delimitarne il campo di competenza.

Tali criteri possono riassumersi come segue:
a) criterio merceologico, riferito alla materia prima oggetto della
lavorazione industriale;
b) criterio tecnologico riferito al metodo di lavorazione della materia
 prima, .
c) criterio strumentale riferito all’attrezzatura della unità industriale;

d) criterio imprenditoriale riferito alla appartenenza del gestore
della unità industriale all’una o all’altra categoria di operatori economici;
e) criterio ubicazionale riferito alla localizzazione della unità industriale
 nell’ambito o fuori dell’azienda agraria produttrice della materia
prima.
E’ superfluo fare notare che tale elencazione è ben lungi dall’esaurire
tutta la gamma dei criteri che possono adottarsi per qualificare, in base ai
molteplici aspetti sotto cui esse possono essere considerate, le industrie
agrarie e che talune delle varie definizioni possono risultare improntate
ad una combinata assunzione di più criteri i quali, per altro, si compenetrano
 reciprocamente in funzione integrativa.
E’ importante, invece, porre in rilievo come nelle varie formulazioni
elaborate allo scopo di attribuire al termine « industrie agrarie » carattere
e valore definiti, mentre vi risulta espresso che la materia prima di lavorazione
 deve essere data dalla produzione agricola, non vi appare precisato
 il limite oltre il quale la ulteriore lavorazione industriale, di cui il
prodotto agricolo è pur suscettibile, non è più classificabile come industria
agraria.

(1) « Le industrie agrarie, a seconda delle trasformazioni che operano e a seconda
della loro maggiore o minore capacità di trasformazione, possono rientrare nell’ambito
della stessa azienda agraria o uscirne per dar vita a veri e propri complessi industriali
{caseifici industriali, stabilimenti enologici, oleifici, zuccherifici, fabbriche di conserve
e marmellate, ecc.) » (E. Burra, Economia rurale, Paravia 1948).
« D’altro canto, le influenze della tecnica si fanno sentire anche e forse più nella
trasformazione dei prodotti, nella quale ogni nuovo progresso ha per risultato una
maggiore convenienza del trattamento su larga scala, in esercizi che godono di tutti
i vantaggi derivanti dalla massima divisione del lavoro e dal conseguente largo impiego
di mezzi meccanici. Ma, nell’enorme maggioranza di casi, le quantità prodotte da
uan singolo agricoltore non bastano ad alimentare la produzione sulla scala economicamente
 più conveniente. Di qui una divisione fra produttore della materia prima e
trasformatore di essa, che continuamente si allarga e fa uscire ininterrottamente dalla
impresa agricola rami di trasformazione che ne formavano prima una parte integrante
 normale. A questo risultato non contribuisce soltanto l’economicità della produzione,
 ma anche la qualità di essa ed il suo accreditamento sul mercato ». (DRAGONI,
2p. citata).