INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE PRIMA

Per contro si è d’avviso che identificando, per quanto possibile, il
limite oltre il quale il processo di trasformazione di un prodotto agricolo
tende a fare assumere al prodotto stesso caratteristiche che esorbitano da
quelle consuetudinariamente richieste per la sua prima, diretta utilizzazione,
 si possa giungere se non a definizioni teoricamente soddisfacenti,
per lo meno a stabilire un pratico criterio normativo, che valga a delimitare
il campo attribuibile alle industrie agrarie intese nel senso di industrie
strettamente attinenti all’agricoltura.
Si ritiene che tale criterio abbia base nel concetto di « complementarità
 ».
I prodotti agricoli non direttamente consumabili o consumati mancano
 di quelle caratteristiche che ne consentono o la utilizzazione immediata
 o la conservazione, e pertanto rispetto a tali destinazioni risultano
per sè stessi, e cioè nello stato in cui escono dalle mani degli agricoltori,
 incompleti. Occorre, quindi, per renderli utilizzabili o conservabili,
tutto quel complesso di operazioni e trattamenti industriali d’uso comune
tendenti a portare il prodotto ad acquisire quelle caratteristiche che ne
consentono il consumo o l’utilizzo immediato o differito.
Trattasi quindi di operazioni industriali complementari delle lavorazioni
 agricole, in quanto rivolte a perfezionare il prodotto agricolo per
renderlo atto allo scopo al quale è destinato: sotto tale profilo l’opera dell’industria
 è quasi il prolungamento del lavoro dell’agricoltore.
Ne consegue che la lavorazione industriale, quando oltrepassa la funzione
 di complementarità del lavoro agricolo, non può più essere conside-.
rata industria agraria.
Così, ad esempio, nel caso della canapa le operazioni industriali che
possono considerarsi come complementari rispetto a tale prodotto sono
quelle occorrenti per la formazione delle diverse marche di tiglio — e pertanto
 l’industria agraria della canapa sarà data dall’insieme di operazioni
che vanno dalla macerazione alla pettinatura (siano esse eseguite da imprese
 di agricoltori che da altre imprese) mentre le successive operazioni
di filatura e tessitura non costituiranno più industria agraria.
Analogamente verranno ritenute industrie agrarie: l’attività che si
svolge in Sicilia e in Calabria per la estrazione delle essenze dagli agrumi
ma non quella che tali essenze impiega nella confezione di profumi; l’attività
 per la produzione del citrato di calcio e non quella che ne ricava il
relativo acido, anche se in taluni impianti il processo in questione si svolge
in ciclo continuativo. Saranno industrie agrarie le distillerie di vinacce, di
frutta, ecc. ma non le fabbriche di liquori. L’industria zuccheriera sarà
industria agraria; l’industria dolciaria invece, che impiega lo zucchero nella
fabbricazione dei prodotti di pasticceria, si trova al di 1à del limite e non
appartiene più alle industrie agrarie, ma alle industrie alimentari.
In aderenza alle esposte considerazioni le attività industriali concepite
 nei limiti di complementarità dell’attività agricola vengono a
costituire nel quadro delle industrie manufatturiere, che utilizzano co--munque
 prodotti agricoli, uno specifico settore a sè stante.