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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE PRIMA

categorie meno abbienti, si constata che il mercato mondiale e il mercato
interno sono lungi dall’essere saturi di generi alimentari, quali, ad esempio,
gli olii, i vini, le conserve di frutta, gli ortaggi inscatolati, i latticini ed
altri. Si deve altresì constatare che lo scarso consumo di quelle popolazioni
è, tra l’altro, fondamentalmente collegato all’elevato costo che, nella situazione
 attuale della relativa industria, assumono i prodotti trasformati.
Difficoltà, questa, che induce logicamente ad argomentare sui mezzi di
azione valevoli ad eliminarla o a ridurne la portata.
Se le osservazioni che è dato a tutti di fare sull’andamento del mercato
dei prodotti agricoli (frutta, ortaggi, olii, vini, latte ed altri di minore
importanza) rendono evidente, già nel momento attuale, la necessità di
sviluppare le industrie trasformatrici, uno sguardo all’avvenire, in rapporto
 alla realizzazione dei progettati piani di bonifica, di irrigazione e di
trasformazione fondiaria e agraria, rafforza la validità della deduzione.
I programmi, già in avviata esecuzione, prevedono di estendere la irrigazione
 nel Mezzogiorno, nel corso del prossimo decennio, su circa 350
mila ettari, il che rappresenta un aumento superiore al 100% dell’attuale
 superficie irrigua. Basta questo dato per fare intravvedere la
notevole massa di nuovi prodotti che dalle campagne affluiranno al mercato
 industriale in tempo non molto differito.
Infatti, se si tiene presente che trasformazione fondiario-agraria
significa, in ultima analisi, sostituzione di colture cerealicole (vale a dire
di prodotti naturalmente conservabili) e di magri pascoli (cioè di scarsi
prodotti zootecnici) con colture intensive (fruttiferi, ortaggi, vite, olivo,
pomodoro, tabacco, bietola) e con prati in rotazione per allevamento di
bestiame da reddito (vale a dire con prodotti non conservabili naturalmente)
 ci si convince sempre più dell’accennato carattere di necessità,
che le industrie agricole rivestono e rivestiranno maggiormente in futuro.
per l’economia del Mezzogiorno. i
Va inoltre aggiunto che un’ processo di industrializzazione di aree
sottosviluppate — dovendo essere preceduto da una serie di fondamentali
presupposti di diverso ordine e portata, difficilmente creabili in un tempo
limitato — trova nel settore delle industrie agrarie la base più adatta per
il proprio avviamento, in quanto che tali industrie, mentre utilizzano materia
 prima locale, richiedono, in media, per occupare stabilmente una unità
lavorativa, una quantità di capitale fisso inferiore a quella richiesta da
quasi tutti gli altri settori di industria (1).
Dagli studi citati in nota risultano infatti — anche se, come avvertono
i vari Autori, ai dati medi da loro riportati non bisogna riconoscere un carattere
 di rigorosa rappresentatività — valori di capitale fisso per unità lavora-(1)

 Vedasi: P. Saraceno, Elementi per un piano economico 1949-1952, Roma 1948;
S. GuiporTt1, Il fabbisogno di capitale per unità lavorativa e tendenze nello sviluppo
dell’Occupazione, in « L’Industria » n. 2, Milano 1952; Banco pI SiciLIA, Sette anni di
attività della Sezione di credito' industriale, Palermo 1952.