52

INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE PRIMA

vento, attuato per mezzo delle sole leggi per la industrializzazione, può
determinare bensì un ulteriore sviluppo nelle regioni già industrializzate,
ma ha scarse possibilità di operare un movimento di rottura nelle regioni
più depresse capace di farle uscire dalla persistente situazione di arretratezza
 economica.
A questo scopo risulteranno senza dubbio più idonei interventi del
tipo che la Cassa per il Mezzogiorno sta attuando per trasformare l’ambiente
 e creare in esso quei fattori di preindustrializzazione, che costituiscono
 la premessa indispensabile alla successiva fase.
Anche per le industrie agrarie si possono, in linea generale, ripetere
le considerazioni già svolte, giacchè i finanziamenti loro concessi ripetono
la graduatoria che le singole regioni presentano in base agli addetti al
complesso preesistente. Solo c’è da osservare come la preminenza assoluta
raggiunta dalle industrie agrarie in alcune regioni confermi che i fattori,
di cui si è discorso, hanno giuocato un ruolo fondamentale nel
determinare il comportamento degli operatori economici. Ciò è di
tanto maggiore rilievo in quanto, come si avverte in altra parte (1),
la strumentazione dei provvedimenti in esame non era tale da favorire
in particolare le industrie agrarie, specie nel caso di nuovi impianti e
ancor più nel caso di nuove industrie non tradizionali per il Mezzogiorno.
E che le condizioni generali di ambiente e il carattere di necessità
— che le industrie agrarie rivestono come fattore complementare del
processo produttivo agricolo — abbiano influito sulla azione degli imprenditori
 e degli istituti di finanziamento, indirizzandola verso tali industrie,
 si può arguire dal fatto che nelle regioni, che hanno un grado di
depressione generale più accentuato (2), i finanziamenti alle industrie
agrarie hanno assorbito quote notevolissime, come ad esempio nel caso
della Basilicata, dove il 69,8% del capitale mutuato è affluito ad iniziative
del settore allo studio. In regioni a minore grado di depressione generale e
più industrializzate, come ad esempio la Campania e la Sicilia, le industrie
agrarie hanno avuto, invece, proporzionalmente, una quota di finanziamento
minore (19,8% in Sicilia; 30,8% in Campania) dato che il complesso di tutte le
altre industrie trovava già localmente una situazione abbastanza favorevole
 al proprio sviluppo e, nello strumento legislativo, elementi più
adeguati ai propri bisogni, che a quelli delle industrie agrarie. I dati riportati
 nella tab. 3 non presentano sempre correlazioni di evidenza così immediata
 come nel caso delle regioni citate: così per la Sardegna, che pure
ha un elevato grado di depressione generale e una bassa percentuale di
addetti alla industria, si vede che al settore agrario è affluito appena
i] 21,7% dei finanziamenti, mentre a questo stesso settore, in Puglia, che è,

(1) Vedasi il cap. IV: Credito ad altri interventi, ecc.
(2) Il grado di depressione generale è pari per gli Abruzzi e Molise a — 23; per
la Campania a —20; per la Puglia a —24; per la Basilicata a —35; per la Calabria
a — 36; per la Sicilia a — 25; per la Sardegna a —29; per il Mezzogiorno a — 25. Vedasi:
Gradi di depressione e importanza proporzionale delle diverse regioni del Mezzogiorno,
in Svimez, Relazione del Consiglio di amministrazione al Bilancio 1949, Roma 1950.