II - NECESSITÀ DI UNO SVILUPPO DELLE INDUSTRIE AGRARIE

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tra le regioni meridionali, una delle meno depresse, ne è affluito il 52,3%.
Le ragioni di questi fatti, apparentemente contrastanti con quanto si è
venuto prima esponendo, sono però da ricercarsi più nei criteri di elaborazione
 dei dati — i quali, muovendosi su basi regionali, nascondono
la realtà delle zone circoscritte in seno alla regione stessa — che in
elementi di fatto in grado di invertire un orientamento imprenditoriale
che, per rilievi molteplici, appare sicuramente subordinato a quelle condizioni
 particolari di cui si è fatto cenno e a quelle generali, tra cui sono da
ricordare:
a) l’ambiente, deficiente dei cosidetti fattori agglomerativi, necessari
 per lo sviluppo di industrie più complesse di quelle agrarie; i
b) lo stato di sviluppo e di insediamento del complesso industriale
italiano;
c) la situazione e le possibilità dei mercati di rifornimento delle
materie prime e di collocamento dei prodotti.

5. - Tutte le accennate condizioni concorrono, con motivi diversi, nel
fare ritenere che le industrie agrarie debbano costituire la base su cui fare
leva per avviare un processo di industrializzazione nel Mezzogiorno.
Appare quindi indispensabile preparare ed affinare quanto più possibile
gli strumenti idonei a fornire a questo settore quegli elementi necessari
a potenziarlo ulteriormente e a portarlo su linee evolutive su cui non
sempre, pur nella dinamica dimostrata anche in occasione dei finanziamenti
 concessi nel dopoguerra, ha saputo o potuto portarsi da solo.
[Infatti se si passa ad analizzare la ripartizione dei finanziamenti concessi
alle industrie agrarie tra i vari rami che compongono il settore, si vede
che, sui 9.042 milioni di lire interessanti 224 iniziative, 3.424 milioni
(37,9%) sono affluiti all’industria molitoria e della pastificazione (73 iniziative);
 1.937 milioni (21,4%) all’industria olearia (53 iniziative); 1.097
milioni (12,1%) all’industria enologica (35 iniziative). Il residuo 28,6%
dell’ammontare globale dei finanziamenti è andato ad alimentare 63 iniziative
 sorte in rami diversi.
L’iniziativa si è mossa con notevole slancio nel settore in esame, ma
orientandosi in prevalenza verso quelle industrie che, per essere più
tradizionali nel Mezzogiorno, rischiano un ulteriore inflazionamento in
seguito al nuovo apporto di potenziale lavorativo, mentre quello esistente,
come nel caso della industria molitoria, è già costretto ad una parziale
inattività

Per contro, dei finanziamenti concessi nel quadriennio considerato,
pochi sono stati quelli che hanno contribuito a dare vita ad unità modernamente
 concepite per realizzare una nuova gamma di prodotti, o un
migliore sfruttamento dei sottoprodotti, o l’integrazione di tipo verticale
di diversi processi produttivi.
E’ indubbio ‘che per realizzare tutto ciò l’imprenditore meridionale
avrebbe avuto bisogno di incentivi più adeguati ai suoi effettivi bisogni