V - LINEAMENTI DI UN PROGRAMMA PER LO SVILUPPO DELLE INDUSTRIE AGRARIE 89

deriva soprattutto dal fatto che essi sono disponibili in partite così modeste
e tanto differenziate, che il grande consumo non ha la possibilità di conformarvi
 il proprio gusto.
Vi è poi tutta un’altra serie di prodotti che, quando non trova ostacoli
allo smercio per difetti provenienti dalla rudimentalità dei processi di trasformazione,
 li trova per l’alto prezzo, su cui grava una somma di costi,
dovuti alle perdite di lavorazione, agli scarti di magazzino, al mancato impiego
 dei sottoprodotti e a una serie di altre cause, strettamente connesse
alla primitività dell’azienda e all’empirismo dei metodi di lavorazione.
In queste condizioni ben può dirsi che la difficoltà più grave da sormontare
 per lo sviluppo delle industrie agrarie sia costituita dalla struttura
polverizzata e antiquata in cui permane ancora gran parte del settore in
esame. che produce a costi troppo elevati per soddisfare consumi di massa.

3. - Uno dei mezzi di più facile e consuetudinario impiego, che l’impresa
 rurale ha posto in atto per cercare di mantenere nel proprio campo
di attività le industrie di trasformazione, è quello di eseguire, oltre che la
lavorazione della materia prima aziendale, anche la lavorazione per conto
terzi: la limitatezza della partita del singolo agricoltore può trovare così un
correttivo nella integrazione con le partite di altri conferenti e ciò rende
possibile anche un certo ridimensionamento degli impianti, secondo i requisiti
 tecnici delle macchine moderne, che altrimenti non sarebbe possibile
affrontare.
Se non che tale indirizzo di gestione pone già in evidenza l’azione di
quelle forze centrifughe che, presto o tardi, determinano la separazione
dell’esercizio industriale da quello agricolo.
Se fosse concesso di seguire, sulla base di una serie storico-statistica di
rilevamenti, il processo di sviluppo seguito dalle industrie, che più si prestano
 alla lavorazione anche per conto terzi — molini, frantoi, pilerie — si
vedrebbe come, col passare del tempo, la quantità di prodotto lavorato tende
ad essere formata sempre più da partite non direttamente prodotte nella
azienda, per cui la lavorazione per conto viene a rappresentare per l’impresa
agraria, non un caposaldo su cui consolidarsi, ma sostanzialmente un passaggio
 intermedio che fatalmente l’avvia a successivi sviluppi evolutivi.
Altro mezzo a cui l’agricoltura ricorre per conservare a suo profitto i
redditi delle industrie agrarie è quello di istituire gestioni associate di
agricoltori sia in forma capitalistica che in forma cooperativa.
Lo sviluppo delle due forme di impresa è però lento: in ambedue i casi,
accanto ad un diverso grado di difficoltà di ordine finanziario, l’ostacolo
fondamentale risiede nello spirito individualistico che anima le categorie
rurali. i
Da una rilevazione compiuta nel 1938 (1) è stato messo in evidenza che
il movimento cooperativo si è sviluppato con enorme difformità nelle varie
industrie agrarie e che ha avuto scarsissime affermazioni nel Mezzogiorno.

(1) Vedasi: Istat, Annuario statistico dell’agricoltura italiana 1936-38, Roma 1940.