Vv - LINEAMENTI DI UN PROGRAMMA PER LO SVILUPFO DELLE INDUSTRIE AGRARIE 93

In sintesi, le questioni di base che si pongono nei riguardi dello sviluppo
 delle industrie agrarie meridionali concernono:

a) la dimensione che si deve garantire o consentire alle industrie
agrarie — nel loro complesso, per singoli settori, per singole unità, per zone
di insediamento — in relazione alla disponibilità di prodotti agricoli e alla
loro distribuzione fra consumo diretto, esportazione e industrie di trasformazione:


b) il tipo ed il grado di connessione tecnica ed economica che deve
esistere tra l’agricoltura, che fornisce la materia prima, e l’industria che la
trasforma; la forma di gestione (privata o pubblica, individuale o associata)
che appare più conveniente, tanto in funzione del rapporto, che si voglia
conservare o istituire, fra industria e agricoltura, quanto in funzione delle
dimensioni dell’attività di trasformazione;
c) le forme dell’intervento finanziario dello Stato che più sono adatte
alle diverse caratteristiche delle industrie agrarie e l’entità di tale intervento,
 in relazione alle stesse caratteristiche e alle necessità di una trasformazione
 strutturale del settore; i tipi di incentivi (assistenza tecnica agli
imprenditori, formazione della mano d’opera, dotazione dei servizi generali,
agevolazioni fiscali, tariffarie, doganali, ecc.) atti a promuovere e a sostenere
 in fase di avvio tanto le nuove imprese quanto le iniziative di trasformazione
 di sistemi di imprese già esistenti.

Si tratta in sostanza, per quanto esposto al punto a), di garantire un
conveniente mercato di rifornimento delle materie prime alle industrie
agrarie per sottrarle a quella disordinata concorrenza di accaparramento che
in determinati periodi sono costrette a subire dalla fornitura dei mercati di
consumo e di esportazione, concorrenza che eleva talvolta i prezzi dei
prodotti da trasformare a livelli non sostenibili dalle industrie.
Per quanto riguarda il punto b) si tratta di stabilire se e fino a quale
limite e in quali condizioni sia conveniente che le categorie agricole provvedano
 direttamente, oltrechè al miglioramento dei propri fondi e all’incremento
 produttivo di essi, anche alla trasformazione dei prodotti ottenuti e
con quali forme tecniche (dimensioni e tipi degli impianti) ed imprenditoriali
 (cooperative, consorzi, società commerciali di agricoltori ecc.); se e
fino a quale limite e in quali condizioni siano convenienti interventi di
carattere pubblico per la creazione di industrie agrarie e quali caratteristiche
 debbano assumere tali interventi (creazione e gestione di impianti in
servizio pubblico, partecipazioni azionarie ad imprese private, creazione di
unità da affidarsi poi in gestione a privati, ecc.); se e fino a quale limite e in
quali condizioni sia conveniente che le industrie agrarie siano gestite da
categorie industriali. In questo caso sarà da preoccuparsi che la rinuncia da
parte degli agricoltori a trasformare direttamente la loro produzione sia
garantita da un sistema di contrattazioni capace di valutare le qualità
intrinseche delle singole partite fornite, affinchè il valore di tutta la massa
di materia prima non venga deprezzato al livello della partita più sca-