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L’INDUSTRIA CONSERVIERA IN CAMPANIA ("*)

1. - Delle numerose produzioni ortofrutticole della Campania soltanto
alcune hanno, come prevalente destinazione, la trasformazione industriale,
la quale, sia pure non sempre specificatamente, determina la caratterizzazione
 degli indirizzi produttivi relativi. Nel periodo prebellico, ad esempio, i
pomidoro affluivano all’industria per l’80% circa dell’intero raccolto, i
piselli per il 60%; le ciliege, comprese quelle trattate con anidride solforosa,
andavano agli stabilimenti per il 55%, le pesche per il 45% e le susine per
il 65 per cento.
Tutte le altre produzioni andavano all’industria in quote modeste e si
può ritenere che queste rappresentassero in effetti la parte residuale di
ciò che il consumo diretto o l’esportazione lasciavano disponibile.
Che profondi legami di stretta interdipendenza si siano costituiti tra
l’industria e tali produzioni è dimostrato anche dal fatto che, nel biennio
1948-49, allorchè il conservificio manifestava segni di ripresa lenta e stentata
 e viceversa l’esportazione e, in genere, il consumo diretto premevano
sulla produzione con una richiesta vivace, i prodotti sopra indicati hanno
mantenuto, in linea di massima, con flessioni non sostanziali e determinate
dalle ragioni anzidette, la loro tradizionale corrente di sbocco. La quota di
piselli passata all’industria è discesa dal 60% antebellico al 40%; i pomidoro
 dall’80% al 60%; le ciliege dal 55% al 48%. Le pesche e le susine denotano
 una caduta più marcata: dal 45% al 20% e dal 65% al 35% rispettivamente.

I soli dati percentuali però, se permettono a sufficienza di intravvedere
i caratteri strutturali di quella parte della produzione ortofrutticola più
intimamente legata alla trasformazione industriale, non sono in grado di
delineare la fisionomia dell’industria stessa.
Prendendo infatti i dati prebellici delle quantità dei prodotti destinati
 alla trasformazione industriale si vede come quella quota del 60%
di piselli non rappresenti che 58.000 q.li e che, in valore assoluto, il quantitativo
 delle pesche sia pari appena a circa 49.000 quintali, quello delle
ciliege a 93.000 quintali, quello delle susine a 130.000 quintali. I pomidoro
per contro costituiscono da soli una massa di 1.800.000 quintali.

(*) Dal volume: SvimEz, Produzioni e mercati ortofrutticoli della Campania,
Roma 1950.