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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

Ora, se è vero che l’agricoltura italiana deve scegliersi quelle colture
in cui possano meglio valorizzarsi i naturali fattori del luogo, non possono
sfuggire le grandi possibilità che potrebbero aprirsi alla produzione ortofrutticola,
 la quale nel momento attuale ristagna in posizioni chiuse.
Ma tali possibilità si giustificano se viste in relazione ad un intenso
sviluppo industriale che sia messo, ben s'intende, in condizioni di prosperare
 e di diventare l’elemento propulsore dello sviluppo agricolo.
La situazione è oggi tale che — anche all’infuori dei problemi
specifici del settore conserviero che permangono insoluti — può apparire
senza via d’uscita. Da un lato infatti la situazione demografica richiederebbe
 alle colture ortofrutticole il massimo assorbimento di mano d’opera;
viceversa dall’altro una spinta meccanizzazione, per ridurre i costi della
materia prima da destinare all’industria, espellerebbe dal processo agricolo
un notevole numero di braccia.
Il contrasto visto sotto i due profili distinti, appare insanabile; ma se
si riguarda il problema nel suo complesso forse si può trovare che quella
mano d’opera agricola, che altrimenti rimarrebbe disoccupata per la spinta
meccanizzazione delle colture, ha possibilità di impiego in un ulteriore sviluppo
 del complesso industriale e che in tale modo si potrebbero realizzare
nuovi momenti di una situazione, che altrimenti minaccia di cristallizzarsi.
È forse questa una di quelle situazioni limite in cui il dibattuto problema
agricoltura-industria può trovare una formula risolutiva.
L’esame delle zone ortofrutticole campane, e in particolare di quelle
gravitanti sul bacino del Volturno e sul bacino del Sele, dimostra che
esiste in atto un processo di espansione delle colture entro i comprensori di
bonifica. Processo di espansione però che va per il momento a compensare
soltanto le cadute verificatesi in altre zone di antica arboricoltura, Alla resa
dei conti quindi niente di fatto e l’ortofrutticoltura campana, con l’andare
del tempo, non solo non guadagna, ma addirittura sta perdendo le posizioni
raggiunte in passato. i
Grandi aziende ortofrutticole quindi — che, nel legame testè accennato
a proposito dell’assorbimento di mano d’opera, trovino anche il motivo di
ulteriori legami dell’impresa agricola con quella industriale — potrebbero
rappresentare per le zone di trasformazione fondiaria un elemento di
grande interesse e costituirebbero così nel loro insieme quelle aree di rifornimento
 industriale che la. Campania oggi non conosce che per il pomodoro.
Nè tale soluzione trae le sue premesse soltanto da considerazioni di
pura convenienza economica e di riduzione di costi, ma trae anche motivi, e
li trarrà sempre più con l’andare del tempo, da esigenze tecniche dell’industria
 stessa, la quale rischia di non trovare più sul normale mercato quei
particolari tipi e quelle particolari varietà di prodotti richiesti dal processo
di trasformazione e capaci di dare al conservificio campano caratteristiche
specifiche e inconfondibili e non soggette alla concorrenza di produzioni
analoghe.