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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

Ma dopo una esperienza pluriennale i risultati raggiunti dall’azione
propagandistica e assistenziale apparvero del tutto modesti, cosicchè il Ministero
 dell’Agricoltura e l’Istituto del Commercio Estero furono indotti a
pensare che una soluzione al problema non potesse venire che attraverso la
creazione di una rete di centri di disinfestazione a cura dei Consorzi della
Ortofrutticoltura.
Fu redatto in conseguenza un piano che prevedeva la creazione, con il
contributo dello Stato in misura non superiore al 40% nelle spese di impianto
 (1), di una serie di cabine fisse per il trattamento con l’anidride solforosa,
 dislocate ad Agropoli, Castellabate, Cosenza, Francavilla Fontana,
Acri, Ostuni, Spezzano e San Lucido; tale piano, nel marzo del 1939, comportava
 una spesa di L. 220 mila. Nel 1940 entrarono in funzione le due
prime cabine: una ad Agropoli (12 mila quintali) ed un’altra a Castellabate
(4 mila quintali). Quando però il prodotto disinfestato fu sottoposto all’esame
 della Direzione Generale della Sanità Pubblica, questa trovò che
nei fichi trattati permaneva un quantitativo di anidride solforosa superiore
a quello consentito dalla Legge (200 milligrammi per kg.) e quindi dispose
che la pratica della disinfestazione collettiva venisse temporaneamente
sospesa e ulteriormente studiata. Nel 1941 e poi ancora nel 1943 gli Istituti
sperimentali furono ufficialmente incaricati di approfondire il problema
che era rimasto insoluto (2); altri composti chimici furono riconosciuti corrispondenti
 alle esigenze della commestibilità e ai requisiti di non tossicità,
di economicità e di maneggiabilità da parte dell’uomo, senza che questi incorra
 in gravi pericoli come sono ad esempio quelli causabili dal solfuro di
carbonio. |
Il quesito si può ritenere esaurito dal punto di vista tecnico, anche in
analogia a quanto viene ormai praticato in altri paesi produttori di fichi
essiccati tra cui gli Stati Uniti. Sta di fatto però che nella realtà la preparazione
 dei nostri fichi lascia ancora molto a desiderare, nè il problema
appare di facile soluzione pratica stante l’attuale organizzazione della produzione.

Se da un lato infatti premono con carattere d’urgenza le preoccupazioni
di incrementare la nostra esportazione (3), caduta in questi ultimi anni a
poche decine di. migliaia di quintali, dall’altro è facile riscontrare nelle
tipiche zone di produzione difficoltà strutturali, che si oppongono ad una
rapida messa in opera delle norme tecniche per il miglioramento del
prodotto.

(1) R.D. 13 maggio 1940, n. 757 contenente le norme per la esecuzione del R.D.L.
ò settembre 1938, n. 1622 convertito in legge 5 gennaio 1939, n. 156, recante provvedimenti
 per l’intensificazione della difesa antiparassitaria delle piante da frutto.
(2) E' difficile prevedere una soluzione raggiungibile con l’impiego dell’anidride
solforosa poichè l’eccesso riscontrato nei fichi difficilmente può essere eliminato, anche
con i più prolungati periodi di aereazione, in quanto essa dà luogo, attraverso la combinazione
 del gruppo aldeidico del glucosio con il gruppo solforoso, ad un composto stabile.
(3) L’Istituto Nazionale per il Commercio Estero ha predisposto uno schema
di « Norme speciali tecniche per l’esportazione dei fichi secchi » da rendere obbligatorie
per gli esportatori.