{£ - UN PARTICOLARE ASPETTO DELLA PRODUZIONE ORTOFRUTTICOLA MERIDIONALE, ECC. 145

In particolare:

a) una grande frammentazione della proprietà cui si collega quindi
una congerie di numerose piccole partite di fichi preparate con materiale
e con criteri i più disparati;
b) la mancanza di una sia pur rudimentale attrezzatura aziendale per
la essiccazione;
c) la scarsissima organizzazione industriale delle ditte che commerciano
 il prodotto.
La cabina di disinfestazione impiantata al centro delle singole zone
produttrici non avrebbe, stante il frazionamento terriero, grandi probabilità
di successo a meno che non fosse sancita per legge l’obbligatorietà (1) del
conferimento dei fichi: lo stato di fatto consente infatti di dire che i piccoli
agricoltori non sarebbero mai invogliati a portare le proprie partite di fichi
secchi al centro di disinfestazione quando questo distasse dalla loro azienda
oltre un certo numero di chilometri, che il più delle volte devono essere
percorsi su strade disagevoli e con mezzi animali molto lenti. Inoltre, poichè
le singole partite differiscono tra di loro e i singoli produttori, ritenendo, a
torto o a ragione, la propria migliore delle altre, ne richiedono la restituzione
separata, non si vede come, all’infuori del già accennato criterio di obbligatorietà,
 l’impianto collettivo potrebbe funzionare.
Ma a parte le considerazioni fatte, c’è da tener conto anche degli elementi
 relativi alla biologia dei parassiti infestanti per cui la difesa del
prodotto deve esser fatta, per essere efficace, fin dai primissimi inizi del
processo di essiccamento sulla stessa aia aziendale, mediante difese meccaniche
 (garze) che impediscano agli insetti di venire a contatto dei fichi.
Di fronte a questa esigenza, due appaiono essenzialmente le strade da percorrersi:
 l’una basata sull’assidua e tenace opera di propaganda e di assistenza,
 che gli organi tecnici dell’agricoltura dovrebbero essere messi in
grado di fare presso i fichicultori, acciocchè migliorino le proprie piantagioni
 ed eseguano sistematicamente quelle pratiche più semplici, che consentono
 di salvaguardare il prodotto fino al momento della vendita agli
esportatori. Benchè questa strada di progressiva educazione del produttore
sia la più auspicabile per i suoi aspetti moralizzatori che agiscono alla base
della produzione, c’è da ritenere che i risultati così raggiungibili debbano
essere attesi entro un lungo periodo di tempo.
Altra via più aderente agli urgenti bisogni della esportazione potrebbe
essere seguita qualora si affermasse anche in questo campo l’impresa
cooperativa degli agricoltori (2) per la manipolazione dei prodotti oppure la
figura dell’industriale conserviero.

(1) In tale senso sono stati formulati i voti conclusivi di una riunione tenutasi
presso PI.C.E. il 6 dicembre 1948.
(2) A questo scopo potrebbero essere opportunamente adattate le norme del
decreto citato e quindi stanziati i fondi necessari.