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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

alle essenze, dal 19% relativo ai salmoiati, dall’8% relativo ai succhi, dal 6%
relativo all’acido citrico e agli altri derivati (1).
I rapporti indicati assumono maggior rilievo quando si consideri che il
consumo interno dei prodotti industriali sì aggira attorno al 5-10% della
produzione di essenze, al 20-30% di quella di acido citrico, al 5% di quella
di succhi bevibili, al 10% di quella dei salmoiati. Dal che si desume che l’andamento
 dell’industria agrumaria è intimamente subordinato all’andamento
del mercato internazionale e alla concorrenza degli altri paesi produttori.
Interessa quindi esaminare la consistenza e gli aspetti diversi del nostro
complesso industriale e artigiano, quali risultano dal Censimento del 1937,
in relazione alle possibilità che le singole industrie hanno di fronteggiare
la concorrenza straniera e di cimentarsi in ulteriori sviluppi.
Il cardine per l’industria è rappresentato dal limone: si arrivò a lavorarne
 nel periodo 1920-21 fino a un massimo di 3.500.000 q.li ma la media
del 1933-35 era scesa a 1.250.000 q.li e nel triennio prebellico a 600.000.g.li.
In.questo stesso periodo il secondo posto è tenuto dal bergamotto con
350.000 q.li; seguono l’arancia dolce e amara con 100.000 q.li, il cedro con
30.000 q.li, il mandarino con 20.000 q.li.
Rispetto alla produzione complessiva tali quantitativi rappresentano
rispettivamente il 9%; il 100%; il 4%; il 14%; il 4%.
A seconda del tipo di agrume che viene lavorato, diversa è la natura
dell’azienda: tipicamente agricola quella che produce l’essenza e l’agro di
bergamotto e cede quest’ultimo alle fabbriche di citrato di calcio; artigiana
quella che distilla i frutticini della cascola estiva, il fogliame della potatura.
i mandarini, le arance e confeziona i frutti e le scorze in salamoia; industriale,
 quella che lavora il limone. Tuttavia anche quest’ultima impresa
soltanto in due o tre casi, assume dimensioni della vera e propria grande
industria, con attrezzatura complessa per tutte le lavorazioni sopraindicate.
Su 18.000 q.li circa di citrato prodotto nel 1937 il 40% fu ottenuto in due
grandi fabbriche e la restante parte fu invece ripartita tra 120 piccoli impianti
 con una produzione media quindi di q.li 94 nell’anno.
In complesso, in tutto il settore agrumario furono censiti 894 esercizi
di cui 855 attivi così distinti: 451 con 1 solo addetto; 352 con 2-5 addetti;
38 con 6-10 addetti; 9 con 11-25 addetti; 2 con 26-50 addetti; 3 con oltre
50 addetti; in totale gli addetti a questa industria erano 2.441. In 2 soli stabilimenti
 erano installati motori primari da oltre 100 HP; in altri 15 vi
erano motori da 5-20 HP e negli altri nessun motore primario. I motori elettrici
 erano invece 617 con un potenziale complessivo di 2.511 HP dei quali
470 erano forniti da 6 motori da 50-100 HP; 712 da 37 motori da 10-50 HP
e i restanti cavalli da motori fino a 10 HP.

(1) Il dato relativo all’acido citrico considera solo quello ottenuto dal citrato di
calcio naturale: se si tenesse invece conto dei valori netti dell’esportazione, comprendendovi
 anche la quota di acido citrico ottenuto da citrato biologico di importazione,
i rapporti sopra riferiti diventerebbero per le essenze 56,4 %, per i salmoiati 19,7 %,
per i succhi 5,9 % per l’acido citrico 18 %.