XI - SITUAZIONE E PROSPETTIVE DELLA INDUSTRIA AGRUMARIA

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La struttura raggiunta da questa attività trasformatrice di prodotti tipicamente
 meridionali è il frutto di una esperienza di numerosi decenni, per
cui non riesce facile indicare le vie di ulteriori trasformazioni. Quando però
si considerino le crisi ricorrenti, cui essa va soggetta, sorge spontanea la
domanda se un ulteriore progresso non possa esser fatto. Se è vero che le
nostre essenze godono il privilegio della ottima qualità non è men vero che
esse vengono prodotte a costi molto elevati dato il forte impiego di mano
d’opera ancora necessario nella lavorazione; tuttavia se i tentativi fatti di
meccanizzare l’estrazione non hanno fin’ora raggiunto risultati pienamente
soddisfacenti, dato il peggioramento della qualità, non v’è chi non possa
presentire che la tecnica potrà raggiungere ulteriori gradi di perfezionamento
 per consentire la piena valorizzazione delle naturali intrinseche
qualità degli olii essenziali. I fattori che impegnano al ritrovamento di una
soluzione più perfetta degli attuali sistemi sono quello della riduzione dei
costi e quello di supplire alla deficienza di mano d’opera specializzata, che
si aggrava sempre di più con l’andare del tempo.
Anche se le richieste di essenze in questo dopo guerra da parte dell’estero,
 che aveva esaurito le proprie scorte, hanno alimentato eccessive
speranze, le prospettive che si aprono per questa industria si mantengono
tuttavia favorevoli e consentono di prevedere il mantenimento di una quota
di esportazione attorno ai 5.000 q.li.
Prospettive non favorevoli gravano invece sulla industria dell’acido
citrico la cui produzione con il procedimento biologico continua ad aumentare,
 specialmente negli Stati Uniti ove se ne producono ora circa 118.000
quintali all’anno.
In questo settore non vi sono perciò possibilità di sviluppo e gli attuali
stabilimenti che producono acido citrico dovranno fare il massimo sforzo
per mettersi in grado di offrire al mercato interno il prodotto a prezzi non
troppo discosti da quelli internazionali.
E perchè si possa mantenere un equilibrio abbastanza costante, occorre
che anche i nostri produttori di citrato, in vista altresì della ricostituzione
dei limoneti, riorganizzino la loro attrezzatura e perfezionino la loro tecnica,
il cui stato di arretratezza costa attualmente una perdita media del 13%
circa (1) dell’acido citrico contenuto nel limone e comporta un grado di
impurezza che incide sfavorevolmente sull’ulteriore processo di produzione
dell’acido.
Uno degli strumenti che, abbinandosi a quello dell’organizzazione cooperativa
 dei produttori, ha consentito all’industria agrumaria americana
di svilupparsi grandiosamente, consiste nell’accurata utilizzazione di tutti i
sottoprodotti, il cui ricavato ha permesso di abbassare i prezzi dei prodotti
principali. Ma per poter agire economicamente in questo campo occorre che
le dimensioni dell’esercizio non siano al di sotto di un certo limite. Così ad
esempio succede che nella zona del bergamotto, dove affluiscono all’indu-(1)

 La tecnica ha dimostrato possibile il recupero della frazione di acido citrico
che va ora perduta nei residui di torchiatura.