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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA
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stria partite di agro abbastanza considerevoli, gli stabilimenti sono in grado
di alimentare una colonna di distillazione per il recupero dell’alcool; mentre
nei centri di produzione del limone, ad eccezione di poche grandi ditte,
l’eccessivo frazionamento dell’industria del citrato di calcio non consente
di dar vita alla distilleria.
Un sottoprodotto, cui si apre un buon avvenire e nella produzione del
quale la nostra industria si è già cimentata con risultati veramente lusinghieri,
 è la pectina che si confeziona allo stato liquido e allo stato polverulento.
 La produzione di quest’ultimo tipo comporta notevoli costi di fabbricazione:
 però esso è il più conveniente sotto il punto di vista dei trasporti e
anche dell’impiego, perchè ne permette una più rigorosa dosatura. Le industrie
 che vi sono interessate sono la conserviera, la dolciaria, la casearia, la
farmaceutica, la profumeria, la saponiera, la tessile e prove di laboratorio
fanno prevedere per la pectina ulteriori sbocchi di impiego.
Va tenuto anche conto delle scorze di limone e di arancia che, in salamoia
 o essiccate, vengono ricercate dall’industria conserviera e liguoristica,
 specialmente straniera; uno sviluppo dell’industria conserviera e dolciaria
 nel Mezzogiorno potrebbe valorizzare. maggiormente, insieme ai
cedri della Calabria, tali materie prime.
Un campo cui si aprono larghe prospettive, nella scia di quello che già
avviene in altri paesi agrumicoli, è quello della produzione dei succhi
bevibili. E’ questo il ramo della industria conserviera che ha avuto nell’ultimo
 decennio il maggior sviluppo in America, ove si producono specialmente
 succhi di arancia e di pompelmo in scatola, mentre da noi la produzione
 si è orientata fin'ora specialmente verso la produzione di succo
di limone, di cui l’Inghilterra è la principale consumatrice. Una attrezzatura
 della più alta perfezione, che consenta di eliminare, nella conservazione
 dei succhi, i reagenti chimici, che alterano sempre in una certa
misura il prodotto, e un rigoroso controllo esercitato sulle ditte fabbricanti
 per ottenere da esse garanzia di alta qualità potrebbero consentirci
(raddoppiando la nostra produzione che si è aggirata fin’ora sui 50-80.000
quintali) di aderire alle richieste dei paesi del Nord Europa, ove il consumo
dei succhi vitaminizzati è in fase nettamente ascensionale. Per quanto il
costo dell’inscatolamento, degli imballaggi, dei trasporti e, soprattutto,
della distribuzione refrigerata rappresenti per noi un elemento ritardatore
per lo sviluppo di questa industria, è da credere che ogni sforzo verrà fatto
per risolvere il problema, in vista dei programmati estendimenti degli
aranceti.