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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

attraverso il quale si è andata inquadrando la posizione del citrato di calcio
tra i sottoprodotti dell’industria agrumaria. Questo derivato, del resto, ha
continuato a seguire la curva di declino che lo porterà mano a mano a quel
punto di equilibrio determinato, da un lato, dal prezzo internazionale medio
ponderato dei prodotti agrumari e, dall’altro, dai costi congiunti sostenuti
per ottenere tutta la serie dei derivati ivi compreso, quindi, anche il citrato.
Praticamente, si è avuta la conferma, anche nel 1950, come l’agro di
bergamotto, ottenuto congiuntamente alle essenze, riesca a trovare ancora
una certa convenienza affluendo all’industria citrica, mentre quello di
limone debba cercare sempre più la sua remunerazione nella preparazione
dei succhi bevibili.
Quantitativamente, la fase discendente prima accennata si esprime in
un calo di produzione dell’agro pari al 34%, dato che di fronte ai q.li 220.000
dell’anno precedente, nel 1950 ne sono stati trattati 145.000, di cui 75.000
di bergamotto e 70.000 di limone. In conseguenza la produzione di acido
citrico è discesa ulteriormente da q.li 8.500 a 5.000 nei due impianti italiani.
i quali però hanno fatto ricorso alla importazione dal Belgio di un quantitativo
 di citrato biologico pari a q.li 13.300, con cui è stato possibile non
lasciare inutilizzata una quota troppo forte della loro potenzialità.
Le produzioni principali del settore hanno a loro volta registrato le
seguenti variazioni: l’essenza di limone e quella di bergamotto sono scese
dai kg. 360.000 e 190.000 (1) rispettivamente a kg. 320.000 e 120.000; le
essenze di petit-grains dei diversi agrumi, le essenze secondarie di bergamotto
 (distillati) e quella di neroli hanno anch'esse registrato una diminuzione
 di circa il 17% rispetto all’anno passato, in cui furono raggiunti i
kg. 30.000. Un aumento si deve, invece, registrare per l’essenza di arancia
e per quella di mandarino passate, la prima, a kg. 50.000 e la seconda
a kg. 25.000.

Incremento sensibile denuncia l’industria produttrice di succhi bevibili
che hanno toccato i q.li 345.000 complessivamente, espressi in succo naturale.
La produzione di scorze salmoiate può, invece, valutarsi in q.li 85.000,
inferiore cioè a quella del 1949 del 15%. Per quanto, infine, riguarda la
pectina si calcola che i quattro stabilimenti siciliani e quello milanese
abbiano utilizzato complessivamente q.li 50.000 di residui freschi, ottenendo
 q.li 10.000 di estratti pectici e q.li 200 di pectina solida.
Il valore totale dei derivati agrumari prodotti nel 1950 si può calcolare
in 4,5 miliardi di lire, di cui il 45% spetta alle essenze, il 35% ai succhi, il
9% alle scorze, il 6% alla pectina e all’alcool e il 5% all’acido citrico. Queste
percentuali, se si confrontano anche solo con quelle di quindici anni fa,
bastano a fare intuire le modifiche strutturali subite dall’industria in esame;
 allora il valore della produzione del settore era fornito. all’incirca per

(1) I quantitativi di frutta trasformati dall’industria nel 1950 si possono valutare
 intorno a a. 1.100.000, di cui il 60 % costituito da limoni, il 19% da bergamotti,
il 15 % da arance e il 6 % da mandarini.