XII - LE VICENDE DELL'INDUSTRIA AGRUMARIA NEL QUINQUENNIO 1948-1952 163

anidro, q.li 60 di distillato di fabbrica, q.li 50 di distillato di feccia, q.li 30 di
distillato di bergamottella, q.li 150 di nero di bergamotto.
C’è da segnalare anche per il 1951, l’istallazione nelle aziende della zona
del bergamotto di nuove macchine pelatrici mentre si fa sempre più sentita,
anche se purtroppo senza capacità di manifestarsi concretamente, l’esigenza
 di impianti cooperativi ad iniziativa di quei piccoli produttori, i quali,
con le loro scarse forze, non riescono ad avvantaggiarsi dei progressi tecnici,
perdendo quindi la possibilità di realizzare maggiori utili di esercizio e
rischiando inoltre di pregiudicare definitivamente la qualità del proprio
prodotto.
Ma a proposito della qualità delle essenze si può dire che, se non si
prenderanno tempestivamente misure per moralizzare il mercato di questi
delicatissimi derivati — e ci auguriamo che i provvedimenti allo studio
presso il governo regionale siciliano possano essere oltre che di pronta
attuazione, pratici ed efficaci —, si corre il rischio di esser confinati dagli
altri paesi produttori su posizioni marginali, dato che sulla base delle qualità
 scadenti essi non hanno da temere la nostra concorrenza.
Precipua funzione della nostra industria dovrebbe essere invece quella
di rifornire di materia prima di altissimo pregio le industrie profumiere
di tutto il mondo.
L’esportazione continua a svolgersi con ritmo favorevole, anche per
quanto riguarda i quantitativi assorbiti: l’essenza di limone già da due
anni si mantiene al di sopra di 3.500 quintali; quella di mandarino va
all’estero in misura superiore a quella del 1938 e così pure il gruppo delle
essenze minori tratte da fiori, frutticini e rametti delle varie specie
agrumarie.
L’acido citrico che nel 1951 ha segnato alla produzione un notevole
incremento in seguito alle accresciute importazioni di citrato biologico, ha
uno sbocco praticamente chiuso.
Per quanto riguarda la pectina si nota che il consumo non riesce a
smaltire la quantità prodotta. Su tale ristagno agisce soprattutto il mancato
sviluppo della produzione marmellatiera, della quale tuttavia, l’annata in
esame, presenta un certo risveglio che consente qualche speranza per il
futuro mercato della pectina.
Sempre abbastanza buona è l’esportazione di scorze di agrumi anche se
nel 1951 si è ridiscesì al livello del 1948 e cioè a 79 mila quintali: il principale
 acquirente di scorze continua ad essere l’Inghilterra che assorbe in
media il 70% di tutta la nostra produzione e rappresenta anche per tutti
gli altri derivati il nostro migliore cliente.
Se in proposito si osserva il comportamento dei vari mercati che
entrano in relazione di affari con noi, negli ultimi anni e nel 1938, si vede
come nelle grandi linee tali rapporti si siano consolidati. Salvo, infatti, i
forti squilibri che si notano negli acquisti tedeschi, per gli altri Paesi le
correnti di traffico conservano un volume relativo pressochè costante nel
tempo.