172 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE SECONDA

L’abbassamento della resa unitaria, che determina la sconcordanza di
ritmo tra gli investimenti e le produzioni, sottolinea il generale stato di
decadenza di molte pratiche colturali, in particolare di quelle rivolte alla
lotta contro i parassiti, per cui i raccolti per ettaro tendono a diminuire.
Le conseguenze sulla economia della coltura sono facilmente intuibili
quando si pensi che essa, proprio per il suo estendersi, e quindi per facilitare
il collocamento del futuro prodotto, avrebbe bisogno di ridurre i costi di
produzione mediante gli alti rendimenti.
E’ d’uopo pertanto reagire a tale stato di crisi preoccupandosi nel contempo
 del più vantaggioso collocamento della merce prodotta, con un
potenziamento del mercato mediante l’installazione di adeguate attrezzature
 per la migliore conservazione e distribuzione delle frutta fresche e
con uno sviluppo della industria trasformatrice.
Che se poi si tenesse conto del raccolto massimo di arance, fin’ora
registrato, e cioè di quello del 1932-33, che fu pari a circa q.li 5,5 milioni,
e sì volesse assumere come meta da raggiungere la resa media per ettaro
specializzato di quell’anno, che fu di q.li 189, si dovrebbe prospettare per
il 1956, allorchè tutti gli ettari di nuovo impianto, esistenti nel 1949, fossero
entrati in produzione, un raccolto di q.li 6,3 milioni. Il problema dello
smaltimento di un quantitativo superiore al doppio di quello ottenuto
mediamente nel 1948-49 non deve essere trascurato per non rischiare di
trovarsi impreparati, il giorno che la meta fosse raggiunta (1), a valorizzare
convenientemente tutta la produzione.

4. - Il principale sbocco attraverso cui l’annuo raccolto di arance raggiunge
 la sua destinazione è costituito dalla esportazione sui mercati esteri,
che assorbono una elevata quota di prodotto oscillante, in anni di scambi normali,
 tra il 40% e 50% (2) e dall’esportazione sui grandi mercati nazionali,
dai quali poi gli agrumi si irradiano per tutta la circoscrizione centrosettentrionale.
 In via approssimata, si può ritenere che la massima parte
delle spedizioni per l’interno effettuate dalla Sicilia e dalla Calabria, dove
sì concentra l’80% della produzione arancera italiana, tocchi e oltrepassi
il parallelo di Roma salvo alcuni rifornimenti che cadono in corrispondenza
del mercato di: Napoli.
Sulla base delle statistiche della Sicilia (3), che riportano distintamente
i movimenti commerciali con l’estero e con l’Italia continentale, si è tentata

(1) Secondo gli ultimi rilevamenti effettuati dall’IstaTt, la resa unitaria per ettaro
di aranceto specializzato sarebbe stata pari, nel 1950, a q.li 156,6 e nel 1951 a q.li 136,2.
La produzione di arance nel 1950 è stata di q.li 5.483.790; nel 1951 di q.li 4.886.000; nel
1952 di q.li 5.381.000. Nel 1958, entrati in produzione tutti gli ettari di aranceto specializzato
 esistenti nel 1951, si potrebbe avere una produzione, supposta una resa per
ettaro di q.li 189, pari a 7 milioni di quintali di arance.
(2) La flessione del 1947-48 va riferita allo scarso assorbimento di cui fino a
quegli anni era capace la Germania, mentre l’elevata quota assorbita nell’annata 1948-49
va messa in relazione al basso raccolto realizzato. I quantitativi esportati sono riferiti
all’annata di produzione e comprendono quindi le spedizioni effettuate dal 1° novembre
al 31 ottobre dell’anno successivo.
(3) Vedasi: Banco opI SicILIA, Bollettino Mensile.