XIII - ASPETTI E DESTINAZIONI DEL RACCOLTO DI ARANCE

173

la valutazione del consumo delle regioni di produzione e delle altre regioni,
attribuendo a queste, nel loro complesso, una quota percentuale di alcuni
punti inferiore a quella effettivamente risultante dai dati siciliani. dovendosi
 ritenere:

1) che una aliquota della stessa esportazione dall’isola per il continente
 prenda successivamente la via dell’estero;
2) che il rapporto tra esportazione e produzione siciliana possa
essere in alcuni anni alterato dalla introduzione in Sicilia di quantitativi di
arance (1) di altre regioni, specialmente della Calabria, che, dopo essere
stati allestiti insieme con la produzione locale, figurano poi all’uscita come
prodotto dell’isola; i
3) che il rapporto tra esportazione e produzione dalla Sicilia, anche
quando non vi fosse l’interferenza di cui si è detto prima, debba ritenersi
più elevato (2) che per le altre regioni, per la miglior qualità del prodotto,
che vi viene quindi più intensamente richiesto che altrove.

Tenendo conto dei suddetti fattori, la quota di prodotto che si presume
di poter attribuire al mercato nazionale al di fuori delle aree di produzione,
dovrebbe oscillare in annate di normale esportazione all’estero attorno al
35% (3); nel consumo che viene fatto nelle regioni di produzione vanno
compresi anche gli scarti di raccolta e di prima selezione che tuttavia non
dovrebbero ritenersi molto elevati per la specie in esame.
Lo sbocco minore è rappresentato dal mercato industriale che destina
la partita maggiore alla trasformazione in succhi, essenze e scorze secche
o salmoiate e la rimanente alla trasformazione in marmellata e in frutti
canditi (4).
Le quantità che in complesso affluiscono all’industria sono molto modeste
 e non rappresentano che il 3-4% circa del raccolto, denotando inoltre
una rigidità del plafond di questo consumo, che contrasta invece con la
forte tendenza all’aumento che esso ha in altri paesi.
E’ questo uno dei motivi per cui il consumo annuo pro-capite italiano sì
mantiene entro cifre assai modeste a confronto di quelle che si registrano
per altri paesi come gli Stati Uniti ove, dai 7 kg. a testa di agrumi in genere
del 1909 si è passati a circa kg. 45. del 1948, di cui kg. 25 consumati allo stato
fresco e gli altri sotto forma di derivati.

(1) Statisticamente conglobati sotto la voce generica di frutta importata.
(2) Vedasi in proposito la valutazione fatta per la produzione di arance della
Campania nel volume della « Svimez » già citato: il mercato locale secondo questa valutazione
 assorbirebbe in media il 38 % della produzione.
(3) La forte aliquota (55%) del 1947-48 va messa in relazione con la scarsa esportazione
 all’estero realizzata in quell’anno.
(4) Si può ritenere che la produzione di succhi di arancia dolce si aggiri sui
45.000 q.li, quella di essenza di arancia dolce e amara sui 350 a.li, quella di marmellate
 sui 3.500 q.li e quella delle scorze secche e salmoiate sui 50.000 q.li.