XIV - LINEAMENTI DI UNO SVILUPPO DELL'INDUSTRIA OLEARIA NEL MEZZOGIORNO 181

trati per il 69% nell’Italia meridionale, per il 28% nel Centro e per il 3% nel
Settentrione. Gli impianti per la raffinazione dei lampanti sono concentrati
in poche zone tra cui in primo luogo la Liguria. La potenzialità degli impianti
 per la lavorazione dei semi è distribuita per il 22% nel Mezzogiorno,
per l’8% nell’Italia Centrale e per il 70% nel Settentrione (1).
Le ragioni della diversa distribuzione geografica dei singoli impianti
sono da ricercarsi in primo luogo in fattori naturali e fisici (localizzazione
della materia prima) e in secondo luogo in fattori storici ed economici (tradizioni
 mercantili, correnti di traffico, mercati).
Al primo ordine di fattori deve ascriversi il concentramento nelle zone
meridionali dei frantoi per la spremitura delle olive, perchè questa produzione
 rappresenta nel Mezzogiorno il 77% della intera produzione nazionale.
 Data la difficile conservabilità delle olive e la conseguente difficoltà
dei trasporti a distanza è evidente che l’industria trasformatrice di questo
prodotto non possa essere dislocata che nel cuore delle zone olivicole. Per
quanto riguarda le sanse, il fattore determinante della localizzazione della
relativa industria nel Mezzogiorno è dovuto soprattutto all’elevato rapporto
in peso che intercorre tra materia prima e prodotto finito. Per quanto riguarda
 la dislocazione dell’industria di raffinazione degli oli di oliva lampanti si
può riconoscere senz'altro che fattori di ordine tradizionalistico e di natura
mercantile abbiano contribuito sin dall’inizio di tale attività industriale a
far sorgere nel Settentrione anzichè nel Mezzogiorno i relativi impianti.
Non incidendo un elevato rapporto tra prodotto grezzo e prodotto finito e,
per converso, essendo dislocato il mercato di assorbimento dell’olio rettificato
 specialmente nel Settentrione, che a differenza del Sud ha sempre
richiesto oli raffinati, l’imprenditore non ha trovato una particolare convenienza
 a trasferirsi nel Sud. Egli quindi ha mantenuto le industrie nella loro

{seguito della nota di pag. prec.)
dalla Puglia (provincie di Bari 56 %, Taranto 17 %, Brindisi 7%) mentre il residuo 20 %
risultò prodotto nella provincia di Napoli (12%) e in quella di Reggio Calabria (8 %).
La produzione degli oli sintetici era localizzata in provincia di Taranto (17.000 q.li
sui 66.000 prodotti in Italia).
d) 224 impianti per la estrazione dell’olio dai semi esclusivamente mediante
pressione (torchiatura) che produssero 143.000 q.li di olio grezzo — di cui solo 3.000 q.li
in provincia di Napoli — impiegando circa 862.000 q.li di semi (22.350 q.li lavorati in
Campania). Per i fabbisogni industriali gli oli vegetali servono in genere allo stato
grezzo: essi sono in parte forniti dagli impianti di pressione sopra indicati e in parte
dagli impianti a solvente (che, come è noto, possono impiegare nel loro ciclo di lavorazione
 anche i torchi per la spremitura meccanica) e che comprendono quasi tutti quelli
che produssero anche oli di seme commestibili. Gli impianti a solvente che produssero
oli grezzi nel 1937 per complessivi q.li 337.000 sono anch'essi in numero di 19, uno solo
dei quali, situato a Genova, ha messo sul mercato circa 244.000 q.li di oli pari ai tre
quarti della produzione totale di quell’anno; altri quattro, di cui uno di Campania,
ebbero una produzione compresa tra i 10.000 e i 25.000 q.li; la restante quota prodotta
risultò suddivisa tra piccole industrie di cui una pugliese ed un’altra campana.
Alla produzione di olii di seme rettificati per uso industriale e destinati in buona
parte all’industria farmaceutica e a quella dei lubrificanti (olio di ricino) si dedicarono
11 esercizi, tutti dislocati nel Nord, specie in provincia di Milano, che produssero nel
1937 q.li 28.415. .
(1) Situazione al 1° gennaio 1948. D-: « Olearia » - Rivista delle materie grasse,
n. 7. Roma 1948.