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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

zona di origine e si è limitato a prelevare dal Mezzogiorno la materia prima.
Si aggiunga che gli impianti di raffinazione degli oli di oliva, che fino a
non molti anni fa erano quasi esclusivamente dislocati in Liguria, lavoravano
 una notevole quota di oli importati dal Bacino Mediterraneo via mare.
Per cui la posizione geografica di quella regione favoriva l’attività industriale
 in parola. Infine, per quanto riguarda l’industria della estrazione
e successive lavorazioni degli oli di seme, ha influito sulla prevalente dislocazione
 dei relativi impianti nel Settentrione, e in particolare in prossimità
dei grandi porti (Trieste e Genova), il mercato di assorbimento dei prodotti
finiti. Gli oli di semi alimentari trovavano infatti un facile mercato nel
Settentrione non abituato agli oli di oliva, cui invece per secolare tradizione
è assuefatto il popolo meridionale. Gli oli di seme per usi industriali trovavano,
 a loro volta, nel complesso industriale del Nord un mercato di assorbimento
 di gran lunga più ampio di quello costituito dal modesto complesso
industriale meridionale.
E’ evidente che con il passare del tempo le condizioni che hanno determinato
 l’originaria impostazione strutturale e ubicazionale dell’industria
in esame si sono venute alquanto modificando. Il complesso industriale del
Mezzogiorno e delle Isole è andato, sia pure lentamente, sviluppandosi e
quindi si è andata vivificando anche in queste regioni una domanda di
oli per usi industriali. La recente guerra che ha costretto le popolazioni a
fare uso di grassi delle più diverse specie, data la carenza delle fonti tradizionali
 di rifornimento, ha portato un deciso contributo alla modificazione
del gusto dei consumatori, anche di quelli meridionali; ne è riprova il fatto
del graduale estendersi del consumo del burro e di oli di seme specie nei
grandi centri del Sud, ove, tra l’altro, si è andata anche addensando una
popolazione proveniente da regioni dove questi tipi di grassi hanno avuto
sempre un largo consumo.
D’altra parte i più bassi livelli di prezzo degli oli di seme fanno sì che
possa attendibilmente formularsi la prospettiva, conseguente anche al basso
reddito di quelle popolazioni, che nel futuro il consumo di tali oli possa
ampliarsi nelle aree depresse le quali potranno essere così messe in grado
di esportare le locali produzioni di pregio.
Uno sviluppo del settore oleario nel Mezzogiorno deve essere visto pertanto
 in funzione di una serie di fattori che qui di seguito si elencano:
a) tendenze del mercato di consumo alimentare;
b) orientamento delle aree depresse verso lo sviluppo industriale;
c) arretratezza dell’attrezzatura esistente e necessità del rinnovamento
 di essa;
d) necessità di abbassamento dei costi di lavorazione;
e) orientamenti recenti della tecnica olearia;
f) necessità di sviluppo dell’interscambio mondiale;
g) sviluppo dell’industria concorrente nei paesi produttori di materie
prime (olive e semi oleaginosi);