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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

a quelle che consentono una lavorazione oraria di 4-5 quintali di olive. Per i
potenziamenti-degli impianti già esistenti si dovrà soprattutto tener conto
di quelli che tendono a completare il ciclo di lavorazione, unendo alla
originaria sezione di spremitura anche la sezione per l’estrazione dell’olio
dalle sanse mediante solventi ed, eventualmente, la sezione della raffinazione.
 Questo ciclo integrale è quello che riesce a garantire il massimo sfruttamento
 e la massima valorizzazione della materia prima poichè le fasi
operative, che si susseguono con ritmo rapido e ininterrotto, riducono al minimo
 le perdite di lavorazione. Gli impianti di sansificio e di raffinazione
hanno sotto l’aspetto accennato le ragioni più evidenti e più convincenti del
loro costituirsi nel Mezzogiorno; potranno però essere considerati impianti
a sè stanti, e cioè indipendenti dal frantoio vero e proprio, qualora essi vengano
 ubicati al centro di zone intensamente olivicole e nelle quali l’inesistenza
 di una attrezzatura industriale similare non lascia dubbi sulle possibilità
 future di conveniente rifornimento della materia prima. È’ evidente
che le dimensioni di tali impianti dovranno essere strettamente calcolate
in rapporto alle effettive disponibilità di sanse e di oli lampanti presenti
nella zona, senza quindi farsi eccessive illusioni su possibili attingimenti
in zone diverse già soggette alla influenza di altri imprenditori. Per quanto
si riferisce agli impianti di lavorazione dei semi e dei frutti oleaginosi
occorrerà soprattutto considerare le modalità di rifornimento di materia
prima che gli imprenditori hanno studiato in relazione all’impianto e, precisamente,
 vedere come sia stato predisposto l’equilibrio di rifornimento tra
materia più sicuramente reperibile (prodotti nazionali) e materia su cui
grava una maggiore aleatorietà di acquisizione (semi coloniali).