190 INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

La maggiore resa che in tali frantoi venne registrata rispetto a quella dei
frantoi dell’altra categoria è infatti commisurabile ad un 18,6% in media
e con massimi pari al 32,6% e al 37,1% per la Campania e per la Sardegna.
Ariche se il dato relativo al Mezzogiorno non denota che una perdita
pari al 5,2% dell’olio prodotto, non si può non rilevare la forte quota relativa
alla Campania, in cui si sarebbe potuto ricavare con frantoi meglio attrezzati.
 un 20,7% in più di olio rispetto al quantitativo effettivamente ottenuto.
Sarà bene infatti ricordare che azionamento a forza animata è sinonimo
 di cattivo stato di tutte le attrezzature di oleificazione dato che, in
genere, alle macine mosse da animali si ricollegano ancora i torchi del
tipo più antiquato e tutte quelle altre condizioni di lavorazione in precedenza
 illustrate. :
Inoltre occorre ricordare che il 1936 fu una campagna di scarso raccolto
e che pertanto il 31,4% dei frantoi a forza animata rimase del tutto inattivo:
in una campagna normale e per la quale si può supporre che la materia
prima si ripartisca mediamente tra le due categorie di frantoi in proporzione
 alla loro capacità lavorativa, le perdite sarebbero commisurabili,
supposta costante la differenza di resa accertata nel 1936, ai valori indicati
nella col. 10; da essi si può desumere che l’industria frantoiana perde annualmente
 un valore che già di per sè solo le consentirebbe, in un decennio, un
sostanziale rinnovamento degli impianti più arretrati. E in fatto di rese,
va ancora aggiunto che la resa media dello stesso frantoio a forza inanimata
 è in molti casi suscettibile di essere aumentata.
Ma il problema del miglioramento delle condizioni generali dell’industria
 frantoiana non può esaurirsi nel semplice aumento delle rese, se contemporaneamente
 non si tiene conto del costo a cui si ricava il maggior
quantitativo di olio. Se, come giustamente si afferma, la resa è soprattutto
questione di metodi e di tempi di lavorazione e non tanto questione di macchinario,
 il modo per realizzare il voluto miglioramento generale consisterà
nel creare unità armoniche, in grado di fornire più elevati rendimenti ma
anche di eliminare i tempi vuoti — che oggi incidono sui costi di esercizio
di molti impianti parzialmente e irrazionalmente rimodernati — consentendo
contemporaneamente alle diverse fasi del processo di oleificazione di svolgersi
 nella durata necessaria alla loro migliore riuscita.
KE’ inoltre opportuno osservare come l’arretratezza degli impianti pregiudichi,
 oltre che l’integrale sfruttamento della materia prima, anche la
qualità stessa del prodotto. E’ noto che sulla qualità degli olii purtroppo
continuano ad influire elementi che non è sempre possibile eliminare: da
un lato le infestazioni parassitarie, specialmente quelle di dacus, che alterano
 il frutto in modo tale per cui nessuna tecnica di oleificazione, anche
la più accurata, nulla può fare per ottenere olii di buona qualità. Altre
volte, ad alterare i gliceridi contenuti nell’oliva contribuiscono i sistemi di
raccolta e di conservazione impiegati su larga scala in molte zone olivicole
del Mezzogiorno: anche in questo campo, se molto può essere fatto, vi sono
però dei limiti imposti dalle avversità stagionali — che costringono il rac-