XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA 191

colto in un brevissimo periodo di tempo facendolo ammassare in cumuli
ove poi le originarie qualità dell’olio finiscono con l’alterarsi profondamente
 — e dalla elevata costosità dei sistemi di raccolta più razionali
Ma a prescindere da queste condizioni negative, la cui attenuazione
comporta interventi che esulano dalle possibilità dell’ambito industriale, vi
sono però fenomeni di peggioramento qualitativo dell’olio dipendenti esclusivamente
 dalla irrazionalità del processo di trasformazione. È stato
calcolato (1) che l’entità della partita di olio declassata, per il solo fatto
della cattiva lavorazione, da olio commestibile ad olio lampante si aggiri
sul 5,7% dell’olio mediamente ottenuto nel Mezzogiorno: su 1.545 migliaia
di quintali, si avrebbero così ogni anno circa 88 mila quintali di prodotto che
invece di spuntare il prezzo dell’olio alimentare, spunterebbero appena il
prezzo industriale.
Anche tenendo conto che i lampanti, attraverso la raffinazione, ritornano
 al consumo e così pure una quota di olii al solvente opportunamente
trasformati in rettificati B, si può calcolare che, per i cali di lavorazione
 subiti dai diversi olii attraverso il passaggio in raffineria, le disponibilità
 in grassi alimentari del Mezzogiorno subiscono annualmente una
perdita secca di circa 60.000 q.li di olio di oliva. Inoltre, alla perdita per
degradazione da commestibile a lampante dell’olio prodotto vi sarebbe da
aggiungere la perdita che non poche partite subiscono per il declassamento
dalla categoria degli olii fini a quella degli olii comuni, provocato dalla
cattiva tecnica di oleificazione: anche se tale quantitativo non va sopravalutato,
 data la influenza negativa che hanno sul prodotto la pressocchè
cronica infestazione dacica presente in vastissimi territori olivicoli e gli
stessi caratteri varietali di molte partite di olive, tuttavia non si può non
credere che almeno un’altra sessantina di migliaia di quintali di olio potrebbe
 annualmente presentarsi, se razionalmente prodotta, con caratteristiche
 molto superiori a quelle comunemente possedute.
Come quadro di sintesi a quanto si è venuto dicendo circa gli ostacoli
che il frazionamento dell’industria frantoiana frappone all’ammodernamento
 degli impianti e quindi al miglioramento della produzione. si possono
osservare i dati della tab. 2.
Nella Campania, in Calabria ed in Sardegna, dove i frantoi da più di
20 quintali giornalieri detengono quote della capacità complessiva inferiori
a quelle di tutte le altre regioni, si trova anche la percentuale più bassa di
impianti dotati di presse, vale a dire dello strumento, che la moderna
tecnica offre in sostituzione degli antichi torchi per rendere più rapida e
quindi più conveniente l’operazione di spremitura delle paste di oliva: dall’altra
 parte sta la Puglia, nella quale ormai due terzi circa degli impianti
sono in grado di lavorare più di 20 quintali al giorno e nella quale pertanto
il 70,8% dei frantoi è dotato di presse.

(1) Vedasi: A. BENEDETTI, Aspetti dell’industria olearia meridionale, in « Olivi.
coltura », n. 3. Roma 1951.