XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA 193

funzionare apparecchi tra i più antiquati: così accanto alla centrifuga si
vedono spesso muoversi ancora gli animali per azionare le macine (in
Abruzzo solo il 16% dei frantoi funziona a forza inanimata mentre il 18,5%
è dotato di centrifuga).
FE’ in questi casi che sarebbe necessario dimostrare, sulla base di precisi
conti economici, se è stata concretamente raggiunta una riduzione nei costi
di esercizio: i fatti, che la comune osservazione consente di cogliere,
non confortano ad ottimistiche interpretazioni ma inducono ad interpretare
le discordanze, rilevate nella tab. 2, tra dimensioni medie degli impianti e
stato delle rispettive attrezzature, come delle vere e proprie anomalie,
sicuramente dannose sul piano generale dell’economia del settore e forse
neppure sempre sopportabili in sede privata, specie in annate di sfavorevole
 congiuntura.

3. - I tentativi, che nell’ambito dei singoli paesi e in sede internazionale
 (1) si fanno per porre riparo alle condizioni di disagio dell’economia
 olivicola, sempre più minacciata dagli olii di seme, hanno a denominatore
 comune e quale elemento pregiudiziale alla loro buona riuscita una
ricomposizione del mercato mediante la formazione di ammassi, la creazione
 di depositi fiduciari, la definizione di tipi ufficiali per il commercio,
ecc.; e ciò perchè si riconosce che la difesa del settore e quindi anche degli
operatori singoli non potrà essere raggiunta fino a tanto che le partite si
manterranno in uno stato di estrema dispersione, che le rende facile preda
della speculazione e della concorrenza. Stando così le cose, non c’è motivo
per non auspicare che il primo atto di tale ricomposizione si realizzi già
nell’ambito industriale, attraverso un generale ridimensionamento degli
impianti e, a tal fine, appare persino fortemente limitato l’interesse che possono
 suscitare macchine moderne ma di piccole dimensioni, in quanto la economicità
 del loro impiego è dominata, più che dai rendimenti tecnici, dalle
ripercussioni che sulla loro modesta produzione esercita il mercato, in
quanto dominato dalla domanda di categorie commerciali più organizzate.
Una maggiore concentrazione dell’industria frantoiana si impone infatti
non solo da un punto di vista strutturale, per realizzare cicli di lavorazione
più armonici e per consentire la introduzione nei frantoi di macchine, che,
per loro esigenze funzionali o per esigenze di produzione dell’industria che
le fornisce, non possono andare al di sotto di un certo limite di potenzialità
oraria, ma anche da un punto di vista economico, per eliminare una numerosa
 serie di onerose mediazioni, cui una produzione polverizzata è fatalmente
 costretta, prima di potersi conformare in una massa adatta per il
commercio.

(1) Sulla base degli accordi di Tunisi del 1950, la Fédération Internationale d’oléiculture,
 nella conferenza di Nizza dell’ottobre 1951 e nella riunione della Commissione
 degli esperti, tenuta a Roma nel novembre dello stesso anno, ha formulato un
progetto per la costituzione di un fondo monetario internazionale, per consentire, attraverso
 il sistema degli ammassi la normalizzazione dei mercati dell’olio di oliva.