XV - CONDIZIONI PER IL RINNOVAMENTO DELLA INDUSTRIA OLEARIA 195

4. - Per poter efficacemente avviare un ammodernamento dell’industria
frantoiana, è bene individuare i tipi di impresa più adatti a realizzare tale
processo.
Se l’ampliamento della capacità lavorativa da installarsi nei frantoi,
è abbastanza facilmente effettuabile da quelle imprese che acquistano le
olive o che le moliscono per conto terzi, non lo è invece da quei frantoi
agricoli che si alimentano esclusivamente. del prodotto fornito dall’azienda
rurale di cui fanno parte: per la limitata estensione della grandissima maggioranza
 degli oliveti, il quantitativo di materia prima disponibile è infatti
insufficiente ad alimentare, nella maggior parte dei casi. impianti di una
certa consistenza.
Si pone perciò, in primo luogo, la necessità di decidere se convenga
rafforzare quella corrente — già in atto del resto in alcune regioni, come ad
esempio la Puglia — che tende a portare fuori dell’ambito dell’azienda gli
impianti, rimasti finora con essa intimamente legati, oppure se il rinnovamento
 auspicato possa e debba esprimersi anche per il diretto concorso
degli olivicoltori; in questo caso si tratterà di individuare le forme più
idonee affinchè tale concorso riesca il più corrispondente possibile ai requisiti
necessari per un sostanziale miglioramento economico del settore allo studio.
Per la diversità delle situazioni ambientali e per l’influenza che esse
esercitano sullo sviluppo dei singoli tipi di impresa c’è da ritenere che la
soluzione al quesito precedentemente posto non possa essere univoca, bensì
largamente differenziata, con preferenze da luogo a luogo rivolte al frantoio
agricolo o a quello industriale o a quello che lavora per conto.
Il frantoio agricolo se convenientemente attrezzato e ubicato in zone di
produzione tipica, può dare risultati produttivi tra i migliori, data la possibilità,
 ad altri imprenditori non concessa, di curare fin dall’origine la materia
 vrima, che dovrà poi venire trasformata nell’oleificio.
Ma siccome la difesa del prodotto impone una produzione meno dispersa
e la riduzione dei costi comporta un ammodernamento degli impianti e
quindi un ampliamento della loro capacità lavorativa, è chiaro che la partecipazione
 degli olivicoltori alla revisione strutturale del settore allo studio
è soprattutto subordinata all’accettazione da parte loro di formule di impresa
 associata: queste sole conducono alla formazione di una massa di
prodotto, da lavorare in comune, sufficiente ad alimentare impianti razionali.
 La cooperazione, appare come uno degli strumenti più idonei a consentire,
 almeno a quei frantoi agricoli che producono non soltanto per i
fabbisogni aziendali ma anche per il mercato, di inserirsi in un processo di
rinnovamento industriale.
Purtroppo, allo stato attuale delle cose, la cooperazione è quasi del tutto
inesistente: il Rilevamento dell’UNSEA del 1948 ha individuato in tutta Italia
appena 73 frantoi gestiti da cooperative e appena 49 di essi erano di proprietà
dei soci; nel Mezzogiorno le cooperative gestivano 18 impianti di cui 11 di
proprietà. Nè la situazione sembra in via di miglioramento se nel 1951 le
domande di contributo per la costituzione degli oleifici cooperativi, affluite