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INDUSTRIE AGRARIE NEL MEZZOGIORNO - PARTE TERZA

al Ministero dell’agricoltura sono state appena 5 (1). Eppure il campo di
azione degli olivicoltori è ancora largamente suscettibile di accogliere decisivi
 miglioramenti; ma perchè ciò avvenga occorre maturare le condizioni
di un’adeguata azione degli interessati e della formazione di una politica
atta a promuovere, sollecitare ed aiutare con ogni mezzo iniziative intese
a creare, anche nel settore oleario, una forte organizzazione cooperativa.
FE’ indubitabile che, laddove la piecola proprietà è riuscita a conquistarsi
una tradizione di dignità, cui si collegano piccole fortune individuali, posizioni
 sociali dei singoli di una certa levatura, rapporti personali di fiducia
tra gli olivicoltori e gli istituti di credito, dove, qualche volta, vi è anche
l’elemento capace, portato per innata tendenza o per preparazione acquisita
negli studi, a promuovere e guidare l’iniziativa di un’impresa associata, in
quelle zone esistono tutte le condizioni perchè la cooperativa si attui, solo
che la soccorra, specie nelle prime fasi, un’assistenza tecnica e finanziaria,
che però purtroppo è finora generalmente mancata.
Ma occorre anche riconoscere che la gestione cooperativa richiede, per
realizzarsi, una serie di condizioni che non sempre è dato trovare, specie
nelle contrade più povere del Mezzogiorno, dove quegli elementi potenzialmente
 favorevoli a forme di impresa associata non esistono: sono elementi
— è facile rendersene conto — di lenta e graduale formazione e non creabili
per semplice atto di legge.
In siffatte zone, per l’eccesso della frammentazione della proprietà, per
l’assoluta penuria di capitali, per la impreparazione stessa degli imprenditori
agricoli ad addossarsi, oltre a quelli della propria azienda, anche i rischi di
un’azienda industriale, è vano attendersi che sorga il frantoio gestito dai
piccoli olivicoltori riuniti.
In condizioni del genere sembra pertanto che il colpo di rottura alla
staticità del sistema possa e debba essere dato attraverso la creazione di una
rete di oleifici — veri e propri impianti pilota — gestiti, nel superiore intento
 della difesa dell’olivicoltura, da organizzazioni a carattere pubblico
(Enti di riforma, Consorzi agrari, Consorzi di bonifica ecc.).
Per tali iniziative, l’intervento finanziario dello Stato, anche in misura
superiore a quella prevista per i normali contributi di miglioramento
agrario, così come le massime facilitazioni iniziali per garantire all’impresa
il necessario capitale di esercizio, sembrano pienamente giustificati, specie
se la gestione e la direzione di tali impianti verranno affidate a persone
scelte attraverso concorsi, che ne valutino le capacità tecniche ed amministrative.

In quelle zone poi ove le categorie agricole, non così deboli come nelle
zone in precedenza indicate, siano in grado di ottenere che il servizio di
molitura sia compiuto nell’interesse reciproco degli operatori, il frantoio

(1) Vedasi: I.N.E.A., Annuario dell’Agricoltura Italiana, Roma 1952.